È inverno, a Cremona, quando padre, madre e figlia arrivano di fronte a Santa Maria della Pietà. Il viaggio che li ha portati da Bergamo fin nella Bassa Padana è stato più lungo del previsto: ormai è sera e l’ingresso dell’area espositiva dove sono state raccolte centinaia e centinaia di tavole di Antonio Lupatelli, illustratore famoso in tutto il mondo, è ormai chiuso. Ad attardarsi all’uscita, per puro caso, c’è solo Fabio Toninelli, che quella mostra ha contribuito a organizzarla. “Avevo con me – racconta – il numero di telefono di Antonio. Quella mostra era un po’ un nostro tributo alla sua arte e lui era lì tutti i giorni, senza risparmiarsi un secondo, per ore e ore, nonostante i suoi ormai 87 anni”. E così è stato anche quel giorno e quando la chiamata di Toninelli lo raggiunge ormai a casa, l’anziano sta per sedersi a tavola, stravolto dalla fatica. “Non ha esitato un attimo. Se di far entrare quella famiglia alla mostra non c’era verso, nessuno poteva certo impedirgli di invitarli a casa sua” continua il curatore.

Perché Lupatelli, alias Tony Wolf, L’Alpino, Antony Moore e Oda Taro, padre di schiere di animali parlanti, folletti e gnomi, autore di oltre quattrocento libri illustrati, tradotti in una quarantina di lingue per milioni e milioni di copie vendute in tutto il mondo, era questo: “Una delle persone umanamente più belle che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere” chiude Toninelli.

Morto il 18 maggio di quest’anno, nella sua Cremona, pochi mesi dopo quell’incredibile serata, Lupatelli, sposato e padre di tre figli, lascia un’immensa eredità culturale di cui tracciare il profilo è impresa tutt’altro che facile.

 

Noi possiamo anche non saperlo ma i nostri sogni hanno la sua firma

Folle di gnomi, cornacchie, istrici e rane che banchettano a grandi tavolate imbandite nel bosco; industriosi nani barbuti che si rimboccano le maniche con animali e insetti per costruire interi villaggi e ancora le sue deliziose topoline, sempre con la cuffietta in testa, intente a sfornare dolci o tessere al telaio, pazienti donne di casa di un mondo magico, dove tutto è pace, armonia e collaborazione, tutto è colore e gioia, comune a milioni di noi. 

 

di Fabio Zaccaria

Foto di Michele Prosperi

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