Quattro anni di lavoro per riuscire a scontentare tutti. Ha la straordinaria caratteristica di mettere pressoché tutti d’accordo il nuovo regolamento europeo sull’agricoltura biologica che dal 2021 sostituirà le attuali norme, risalenti di fatto al 1991. Frutto di quasi un lustro di difficili negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, le nuove indicazioni hanno lo scopo di uniformare tutti i produttori comunitari davanti al consumatore.

Di fatto, il nocciolo duro del regolamento non cambia: nelle aziende biologiche si continuerà a non utilizzare fertilizzanti, diserbanti e pesticidi, saranno esclusi gli OGM e la clonazione e nella trasformazione dei prodotti non sarà concesso il ricorso a coloranti, conservanti ed esaltatori di sapidità. Ma qualcosa di nuovo e diverso c’è.

Tanto per capirci: da sempre l’Italia adotta una linea assolutamente intransigente per quanto riguarda l’impiego di fitosanitari in tutto quanto ambisca a fregiarsi del titolo bio. Bene: d’ora in poi, qualsiasi prodotto proveniente dalla Comunità europea che si sia attenuto al regolamento comunitario, ben più largo di manica, potrà essere venduto sugli scaffali dei nostri supermercati con la stessa, rigorosa, certificazione bio del prodotto nostrano. Stessa manica larga per i residui di sostanze potenzialmente tossiche nei prodotti, la cui soglia è più alta in Europa che in Italia. O ancora potranno essere considerati bio i prodotti coltivati in serra, ipotesi fino a oggi categoricamente esclusa in Italia.

 

di Fabio Zaccaria

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