Ogniqualvolta Aleksej Voevoda ha vinto una medaglia ai giochi olimpici invernali, la stampa si è soffermata su questo inusuale sportivo russo. Prima di tutto per la disciplina, il bob, uno di quegli sport invisibili e snobbati per quattro anni, che improvvisamente durante le competizioni olimpiche mostrano tutto il loro fascino. 

Voevoda ha il ruolo del frenatore, colui che spinge il bob per quindici metri all’inizio della discesa, momento che può determinare il successo di una gara. Necessaria di certo una forza notevole nelle braccia e qui arriviamo al perché Voevoda attira tanto l’attenzione: lo sportivo russo arriva infatti da un’altra disciplina, ancora più inusuale: l’arm wrestling, o per dirla all’italiana, il braccio di ferro. Voevoda ne è uno dei maggiori campioni, al punto da essere tra i pochi ad aver sconfitto John Brzenk, considerato la leggenda vivente dell’arm wrestling; esiste addirittura un documentario intitolato Pulling John a raccontare questa straordinaria vittoria. La circonferenza del bicipite di Voevoda è di 67 centimetri, esistono video in cui lo si può vedere allenarsi con un manubrio di 115 chili, equivalente al suo peso, e farci cinque flessioni.

In più, colpo di scena, Voevoda è anche vegano, il che lo rende ancora di più un personaggio interessante per la stampa sportiva, visto che mette in discussione tutti gli stereotipi sulla forza fisica, il consumo di carne e prodotti animali. In un’intervista concessa all’organizzazione PETA, Voevoda spiega di essersi avvicinato alla dieta vegana con un approccio scientifico, al fine di migliorare le sue performance, ma di essersi successivamente interessato anche all’aspetto etico…

di Alessandro Pilo

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