Un animale frainteso: è questa la definizione che si addice meglio agli asini. Orecchie lunghe, occhi a mandorla, naso morbido come velluto, insomma l’aspetto di un peluche. Eppure questi equini che l’uomo ha usato come instancabili compagni di lavoro sono stati da sempre considerati animali adatti alle fatiche più incredibili, ai lavori più umili, sfruttati fino allo sfinimento e soprattutto derisi.

La letteratura e le tradizioni popolari si sono spesso accanite contro questo animale. Tutti noi siamo cresciuti leggendo e ascoltando la storia di Pinocchio, trasformato in asino perché non voleva studiare, e dare “dell’asino” a qualcuno, se non si impegna o se non capisce rapidamente le cose, resta una consuetudine che sopravvive tuttora: sentiamo costantemente modi di dire o espressioni dialettali che lo citano come esempio di stupidità e cocciutaggine. A giocare contro di lui c’è poi, paradossalmente, la sua spiccata attitudine a sopportare e procedere con calma, in ogni situazione. In un mondo governato dalla fretta e dall’abitudine a prevaricare sugli altri animali, l’atteggiamento dell’asino lascia interdetti e può infastidire. Lui, di fronte alla prepotenza, non reagisce: tollera di essere deriso e maltrattato e la sua indole pacifica lo ha reso per secoli facile bersaglio di soprusi.

 

di Silvia Allegri

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