Dall’albero alla tavola, un coltivatore ci racconta il viaggio più confortevole che una nocciola possa compiere, mantenendo intatta la qualità del prodotto finale.

Angiolo Mario Stante è corilicoltore da sedici anni. Di cosa si occupa? Di coltivare nocciole. E lo fa nelle colline piemontesi del Monferrato che, assieme alle Langhe, sono la culla della migliore nocciola al mondo. Ma non è questa la sola marcia in più del suo prodotto. La sua impresa agricola Rete comprende due ettari di terreno dove ogni anno oltre quaranta enormi reti raccolgono gentilmente quarantacinque quintali di nocciole. Una tecnica innovativa che rispetta la natura e la qualità del prodotto e di cui Angiolo, nel campo della corilicoltura, è orgogliosamente il pioniere.

Da cosa è nata l’idea di raccogliere le nocciole con le reti?

Otto anni fa, quando il mio noccioleto entrò in produzione, sentii l’esigenza di trovare un metodo alternativo al diserbo del terreno con il glifosato, prodotto chimico molto discusso che si usa per rendere più veloce la raccolta delle nocciole con i mezzi meccanici. Fu un amico ligure a suggerirmi l’utilizzo delle reti, proprio come lui faceva nei suoi uliveti.

Come si usano queste reti?

Vengono stese sotto le piante al momento del raccolto, che avviene d’estate. Quando le nocciole sono mature, si staccano e cadono sulla rete rotolando fino al punto di raccolta. Una comodità per chi fa questo mestiere, che poi deve solo passare ad aspirarle.

 

di Sandra Colbacchin

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