Era il 2014 quando Osvaldo De Falco lasciò Milano per tornare in campagna, a Rossano, con l’idea di dare una mano nell’azienda agricola di famiglia. “La situazione non era rosea e la ragione era semplice: gli agrumi biologici che produce mio padre gli vengono pagati circa venticinque centesimi al chilo, gli stessi frutti che tutti noi arriviamo a pagare oltre tre euro al chilo nei market, anche a distanza di settimane dalla raccolta. La cosa, ovviamente, non vale solo per l’azienda di famiglia, ma per centinaia di migliaia di agricoltori locali in Italia. Mi sembrava, e continua a sembrarmi, un modello di mercato che non funziona, e ho provato a lavorarci sopra con un caro amico”.

Oggi, a quattro anni di distanza, il sogno dei due amici di ridurre i passaggi di intermediazione tra produttori e consumatori si è trasformato in Biorfarm, una start up rivoluzionaria che ha attirato centinaia di migliaia di euro di finanziamenti da investitori privati (la prima campagna di crowdfunding si è chiusa a quota trecentomila euro), l’attenzione di Google, che ha nominato l’azienda ambasciatrice per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese, e il sostegno di H-Farm, uno dei più grandi incubatori in Italia, che ha selezionato il progetto fra più di cinquecento start up per il proprio acceleratore in ambito food, e ancora di Kellogg’s Italia, che ha scelto Biorfarm come partner per il lancio sul mercato di una nuova linea di prodotti bio.

 

di Fabio Zaccaria

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