In questo periodo in cui si parla molto dei cambiamenti climatici, anche con toni piuttosto allarmistici, abbiamo il piacere di confrontarci con una persona di eccezionale rilievo scientifico: Mario Tozzi, primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, divulgatore scientifico e saggista, oltre che autore televisivo. Ci rivolgiamo a lui per sapere quanto questo catastrofismo sia fondato e per capire se possiamo fare qualcosa in più per l’ambiente ormai malato. “Se l’incremento della temperatura rimarrà entro i due gradi – ammette Tozzi – la situazione sarà drammatica, ma il genere umano riuscirà a adattarsi. Se sarà superiore, anche la nostra stessa sopravvivenza sarà a rischio”. 

Gli scenari possibili sono quelli a cui ci hanno abituato i film post apocalittici. In base al rapporto 2018 dell’IPCC, gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu, se la temperatura media globale salisse di 1,5°C si verificherebbero migrazioni di massa e oltre dieci miliardi di persone sarebbero esposte a eventi atmosferici estremi, siccità e carestie. Se si arrivasse a 2°C, la situazione sarebbe enormemente più grave.

Lo scienziato sottolinea l’importanza delle scelte alimentari individuali nel definire il futuro del pianeta e il ruolo imprescindibile che dovranno avere i sempre più inderogabili accordi internazionali in materia di emissioni climalteranti.

Vegetariano da circa vent’anni, Tozzi ha sempre ammesso di essere passato a una dieta prevalentemente plant-based per due fondamentali motivi: “Principalmente proprio per ragioni ambientali: pensiamo ai gas serra, allo sfruttamento delle risorse idriche e all’erosione del suolo, oltre che al consumo del territorio, all’abbattimento delle foreste cancellate per far spazio ai pascoli o ancora agli effetti sui mari della piscicoltura intensiva. Semplicemente questo pianeta non se lo può più permettere; e tutto questo era già chiaro ben prima del 2000, quando ho deciso di rinunciare alla carne e al pesce. Ma è una decisione che ho preso anche per ragioni di storia naturale: l’uomo nasce come preda e non come predatore carnivoro. Abbiamo canini molto piccoli e un intestino lungo nove metri, esattamente l’opposto dei predatori. Alla fine dei conti, dobbiamo ricordarci che siamo delle scimmie e che i nostri antenati mangiavano proteine animali solo occasionalmente. Ragionamento che, almeno in linea teorica, mi spingerebbe a dire che chi volesse continuare ad avere un’alimentazione spiccatamente a base di proteine animali forse dovrebbe rivolgersi agli insetti, se non altro per avere un impatto ambientale minore. Ma sinceramente non ne vedo la ragione: io sono vegetariano da molto tempo e di sicuro non sono denutrito”.

Per quanto riguarda gli altri due moventi primari, quello etico e quello salutista, Tozzi ha un approccio più distaccato: “Sono motivazioni sicuramente importanti e che rispetto nel modo più assoluto, ma non sono le mie”.

Ma procediamo con ordine e concentriamoci sul tema caldo dell’intervista: cosa fare per evitare di mettere a rischio il futuro del pianeta e del genere umano.

Come prima cosa, abbiamo chiesto a Tozzi se esistono stime attendibili su cosa succederebbe se tutti gli esseri umani passassero da un’alimentazione carnista-onnivora a una vegana. “Per rendersi conto delle ricadute – commenta Tozzi – basta fare un po’ di semplice matematica. E si tratta non solo di considerare il risparmio in termini di emissioni climalteranti riconducibile direttamente alla produzione di carne, ma anche alla rivoluzione di un comparto, come quello agricolo e zootecnico, che si basa sulla fissazione dell’azoto e sull’impiego massiccio di idrocarburi”.

I conti più recenti e attendibili in materia li ha fatti la Oxford Martin School, con una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences: se la popolazione dell’intero pianeta passasse a una dieta prevalentemente vegetale, si salverebbero circa otto milioni di vite umane ogni anno, si avrebbero risparmi in termini di sanità pubblica pari a un miliardo e mezzo di dollari all’anno e si assisterebbe a una riduzione di due terzi delle emissioni di gas serra. 

Se gran parte della partita si gioca a tavola, però, sono anche altre le scelte individuali che ognuno di noi può fare per diminuire il proprio impatto ambientale. “A livello di scelte personali, sono quelle che già conosciamo tutti: dovremmo imparare a usare meno l’auto, anche solo decidendo di non utilizzarla per un giorno alla settimana; dobbiamo poi preferire i trasporti in treno a quelli in aereo, o ancora possiamo migliorare l’isolamento delle nostre abitazioni e diminuire gli sprechi energetici e di risorse, dalla corrente al gas all’acqua; oltre ovviamente a privilegiare diete con un minore contenuto di carne e scegliere prodotti da agricoltura che non utilizzi concimi chimici”…

di Fabio Zaccaria

Foto di AdobeStock

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