È la fame, molto più della guerra, il vero motore dell’emigrazione; e il modo nel quale la comunità internazionale e i singoli Stati si dimostreranno capaci di rispondere alle sfide poste dall’alimentazione determinerà in modo radicale il futuro del mondo. A sottolinearlo è il dossier Cibo & Migrazioni, nato dalla collaborazione fra MacroGeo, società di ricerca geopolitica, e il Barilla Center for Food & Nutrition.

Per introdurre il discorso, servono alcuni dati. Per quanto riguarda il nostro territorio nazionale, solo negli ultimi trent’anni, gli stranieri sono più che raddoppiati: oggi costituiscono una percentuale di poco inferiore al 10% e hanno definitivamente trasformato l’Italia da un paese di emigrazione a uno di immigrazione, suscitando profonde trasformazioni di carattere sociale, culturale ed economico. Ma il caso italiano è tutt’altro che isolato: “Nel corso degli ultimi quindici anni – spiega all’interno dell’inchiesta Lucio Caracciolo, direttore di Limes e fra gli autori del dossier – il numero dei migranti internazionali è aumentato in tutto il mondo, da 173 milioni nel 2000 a 244 milioni nel 2015 (dati Nazioni Unite). Aggiungendo a questi i migranti interni, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ritiene che i migranti siano più di un miliardo di persone”. E il fenomeno, nei prossimi anni, è destinato ad assumere proporzioni ancora maggiori: “La popolazione africana – prosegue Caracciolo – già consta di 1,2 miliardi di persone e, se i tassi di crescita demografica non subiranno significative variazioni, per la metà del secolo tale cifra si sarà raddoppiata; quadruplicata nel 2100”. Mentre gli europei, secondo le più probabili proiezioni, caleranno dagli attuali 700 milioni a 650 milioni.

“Nel 1950 – precisa il direttore di Limes – l’Europa rappresentava il 22% della popolazione mondiale. Ma tale percentuale scenderà al 7% nel 2050, mentre l’Africa passerà dal 9% degli anni Cinquanta a più del 25%”. La sfida, quindi, per gli autori del dossier, è quella di trasformare in un’opportunità di crescita e sviluppo un fenomeno che, se non controllato, potrebbe destabilizzare radicalmente la nostra stessa idea di società.

di Fabio Zaccaria

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