Sono tante, sono strambe e hanno tutte una cosa in comune: la strenua e convinta difesa della libertà di pensiero. 

Padrino d’eccezione di tutto il movimento è, con buona probabilità, Bertrand Russell (1872–1970), filosofo, logico e matematico gallese che, in un articolo pubblicato dalla rivista Illustrated nel 1952, suppone l’esistenza di una teiera in fine porcellana cinese in orbita fra la Terra e Marte, sfidando provocatoriamente il lettore a dimostrare che non c’è. La questione sul tavolo è spinosa: si tratta di definire un confine tra fede e ragione, tra sapere scientifico e affermazioni dogmatiche. La strada verso le mock religions è aperta. 

Nel 1994 esce il manifesto dei fedeli dell’Invisibile Unicorno Rosa, “Creatura – recita il testo fondativo del culto – di grandissimo potere spirituale, cosa che è dimostrata dal fatto che è in grado di essere invisibile e rosa allo stesso tempo. Come tutte le religioni, il credo nell’Invisibile Unicorno Rosa si fonda su fede e ragione. Abbiamo fede che sia rosa, ma sappiamo razionalmente che è invisibile perché non possiamo vederlo”. 

Dieci anni dopo è Bobby Henderson, allora 24enne, a scrivere al Dipartimento dell’Istruzione del Kansas. La sua richiesta è chiara e precisa: inserire l’insegnamento delle dottrine della Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante nel programma di scienze alle scuole superiori. Questo il dogma spiegato nel catechismo pastafariano: l’universo è stato creato dal Prodigioso Spaghetto Volante dopo una sbronza, circostanza che dà conto dei vari problemi del mondo; e tutte le prove dell’evoluzione sono dei falsi indizi disseminati con i suoi tentacoli spaghettosi per mettere alla prova la fede delle sue creature. L’obiettivo satirico è chiaramente il creazionismo, allora come oggi insegnato in diverse contee statunitensi a discapito della teoria dell’evoluzione delle specie. 

di Fabio Zaccaria

Foto di AdobeStock

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