Il 2016 è un anno da ricordare… non dimenticherò mai le emozioni e i sentimenti provati durante tutti i 365 giorni: vivo i primi mesi dell’anno totalmente indaffarata per l’uscita del mio primo libro e molto probabilmente sottovaluto i segnali di malessere. Di colpo mi trovo coinvolta in un lungo e doloroso percorso diagnostico. Incappo nell’iter burocratico della sanità e soprattutto ho la spiacevole occasione di rapportarmi con i medici tradizionali.

Mi è già capitato in passato di dovermi misurare con le idee e i preconcetti dei dottori e ogni volta mi sono ritrovata a riflettere su quanta poca apertura mentale ci sia e quanto siano antiquate e “vecchie” le loro convinzioni; facendo spallucce e camminando a testa alta davo poco peso al loro parere, forte e sicura della mia scelta. Ma in questa circostanza la situazione è differente, non ho la possibilità fisica di uscire a testa alta, il mio corpo chiede a gran voce una diagnosi e – ahimè – non ho alternative: devo affidarmi a loro, cercando di non ascoltare le insinuazioni su come la mia scelta sia la causa scatenante del mio problema.

Le settimane trascorrono e purtroppo non do segnali di miglioramento; dopo una visita specialistica mi viene consigliato un breve ricovero ospedaliero, l’unica soluzione per velocizzare gli esami e arrivare a una conclusione. Titubante accetto, so per esperienza che non mi aspettano giornate serene, la degenza è difficile per tutti, per una vegana celiaca ancor di più…

 

di Felicia Sguazzi

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