Quando ero un ventenne ribelle e anarchico, ero convinto che, se mai avessi avuto figli, sarei stato un compagno modello, avrei spezzato tutte le differenze di genere come grissini e avrei allevato un piccolo femminista. Quindici anni dopo, è arrivato il momento di mettere in pratica le buone intenzioni.

Quando ho iniziato ad annunciare che sarei diventato papà, ad attendermi al varco c’erano tutte le aspettative verso un neo-padre. La più ricorrente è che, se ancora non l’hai fatto, caro babbo, ora ti devi trovare un lavoro vero, possibilmente stabile e a tempo pieno. Che ti piaccia non è importante, visto che non stiamo su questo pianeta per divertirci. “Un figlio costa”, ti viene ricordato continuamente, e dovresti iniziare a portare i soldi a casa, possibilmente tanti.

Con la mia compagna Eszter in questi anni abbiamo costruito una vita all’insegna della decrescita: entrambi abbiamo dei lavori part-time che ci piacciono e il maggiore tempo libero a disposizione lo usiamo per coltivare le nostre passioni. Ovviamente non mi sognerei mai di offrire il nostro stile di vita come ricetta universale, anche perché forse non è adatto a tutti, per di più anche noi talvolta ci facciamo tante domande sulla sua appropriatezza. Il fatto che guadagnassimo poco finora non ci aveva preoccupato, ma adesso che abbiamo un bimbo sarà il caso di mettere una lastra tombale sui nostri sogni? Uno di noi due dovrà adeguarsi alla realtà?

 

 

di Ale Pilo

 

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