La sensazione che rimane addosso è straordinaria: un misto di gioia, leggerezza, positività, fiducia nel prossimo e voglia di raccontare la bellezza a tutti. Perché visitare un santuario significa entrare in una casa dove vive una famiglia inclusiva, interessante e ricca d’amore, frutto dell’impegno dei volontari che lavorano tanto per tenere in piedi il tutto. Le porte dei santuari, ognuno diverso dall’altro, vengono aperte alle visite principalmente per due motivi: per far sì che l’empatia compia la magia di far comprendere agli esseri umani che anche le altre specie devono aver garantiti i diritti di base e affinché gli ospiti capiscano quanta fatica è necessaria per far funzionare una realtà simile e decidano di dare un aiuto economico o fattivo.

“Ogni visita al Rifugio Miletta – racconta Francesco – è emozionante. Cerchiamo con grandi sforzi di fare due aperture al mese, per noi molto impegnative: serve molto personale, visto che il rifugio è anche Centro di Recupero per Animali Selvatici per la provincia di Novara e, quando capita un’emergenza, alcuni di noi devono correre a prestare soccorso al selvatico in difficoltà. La maggior parte degli animali sta assieme, le poche recinzioni servono per i cuccioli e i malati oppure per separare i cani con elevato istinto predatorio. Ogni visita è speciale: le persone hanno il sorriso stampato in volto e, quando raccontiamo le storie di chi vive qui, si commuovono. La maggior parte degli animali è curiosa e si avvicina per conoscere chi li viene a trovare. Solo alcuni preferiscono starsene per conto loro e noi ovviamente li rispettiamo: al momento della prenotazione, infatti, spieghiamo che non è uno zoo o una fattoria didattica. È un santuario, un luogo in cui ogni animale è un individuo con un passato da dimenticare e un futuro da costruire. A loro non è richiesto nulla, neppure di essere carini e coccolosi con gli ospiti”.

Concerti, pranzi, castagnate e anguriate sono tra i momenti ai quali il pubblico può aderire: “Un evento che ricordo in modo particolare – continua Francesco – è stata la grigliata che abbiamo organizzato la scorsa estate, la sera. Vedere il Rifugio Miletta illuminato con torce era davvero incantevole, con tutti gli ospiti seduti che chiacchieravano in attesa della cena. Spesso capita che le persone scelgano di festeggiare qui avvenimenti speciali, e noi, per quanto possiamo, andiamo loro incontro. Dopo ogni visita la pagina Facebook del Rifugio Miletta si riempie di commenti positivi ed entusiasti e chiaramente ci fa piacere, ma quello che ci fa ancora più piacere è che alcuni vogliano tornare più e più volte a trovare gli animali, instaurando un rapporto con loro. Organizziamo anche cene e aperitivi di raccolta fondi tra Milano e Novara. Cerchiamo di dare un tema alle serate e spesso raccontiamo cosa bisogna fare nel caso si trovi un selvatico in difficoltà. In molte province non esiste un CRAS, oppure esiste ma non opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il ricavato è usato per acquistare cibo e medicine per i nostri animali e per quelli che soccorriamo, oltre che per la manutenzione della struttura. La bolletta dell’acqua è sempre molto elevata: ci sono oltre 120 individui che devono avere gli abbeveratoi pieni e maiali e cinghiali hanno bisogno di una bella pozza in cui potersi fare i fanghi. L’elettricità è usata per scaldare i box dei cani durante l’inverno, per le piastre riscaldanti dei piccoli di uccelli in primavera, per i ricci nati tardi in autunno e inverno. In questo momento stanno partendo dei lavori straordinari per rifare la recinzione esterna del rifugio, troppe volte tagliata dai cacciatori nella speranza che qualche animale esca. Per paglia e fieno normalmente spendiamo tra i 1600 e i 2000 euro al mese. Per cercare di coprire con regolarità questa spesa, abbiamo attivato una campagna su Teaming, un sistema di micro donazioni in cui l’unione fa la forza: si sceglie di sostenere una causa con un euro al mese, come se si offrisse un caffè. Ci servirebbero duemila sostenitori per far fronte alle spese di paglia e fieno, ma per ora siamo fermi a duecento”.

Francesco poi ci racconta dell’ultima emergenza: un vitellino trovato fuori dal cancello in fin di vita, in preda a dissenteria e a una malattia polmonare che se lo stava portando via. Grazie ai veterinari, Victor (così l’hanno chiamato) è guarito perfettamente. “Beve – ci spiega – sei litri di latte al giorno dal biberon. Il costo per il suo mantenimento è di circa duecento euro al mese, per questo stiamo cercando di farlo adottare a distanza”.

L’adozione a distanza è possibile anche se vogliamo aiutare Palle di Lana gestito da Animal SOS: “Noi – ci informa Enrico – abbiamo iniziato le visite relativamente da poco (prima c’erano dei lavori da fare, come mettere in sicurezza recinzioni e passaggi) ed è stato bello vedere l’impegno e gli sforzi ripagati dalla gioia delle persone. Chi è venuto è sempre rimasto contentissimo nel vedere animali liberi e felici e nell’interagire con loro: le pecore, tranne Ulisse e Tempesta, sono un po’ schive per carattere e nessuno ha mai cercato di forzarle; si cerca sempre di farle vivere nella maniera più naturale possibile, secondo le loro esigenze e i loro bisogni. Ulisse e Tempesta, invece, tampinano sempre tutti! Anche Ciro, l’asino, viene subito a curiosare; i maiali, a parte i piccolini che sono un po’ schivi, sono pronti a prendere coccole e se hai una mela da dargli loro sono strafelici”. Le raccolte fondi avvengono tramite vendita di gadget e, nel periodo natalizio, di panettoni di pasticceria, mentre le aperture del santuario riprenderanno a primavera. “Noi – afferma Enrico – siamo fortunati: abbiamo una stalla che usiamo come ricovero notturno o diurno per chi vuole stare all’asciutto. In inverno serve più fieno perché gli animali mangiano di più e non c’è l’erba, che d’estate ci viene gentilmente donata da un vicino. Servono tre balloni di fieno al mese e questi costano 75 euro l’uno. Ai campi vengono preferiti i giacigli riparati e quindi è necessaria anche una grande quantità di paglia. Bisogna trovare risorse per la manutenzione dovuta alle piogge, quando magari si allaga parte della stalla o si formano delle conche nel terreno. I maiali poi distruggono qualunque cosa, si appoggiano alle recinzioni… sì, dovremmo rifarle, ormai sono distrutte! E a partire da dicembre abbiamo le sverminazioni, i vaccini e il veterinario”.

Dal Piemonte ci spostiamo in Lombardia e andiamo alla Fattoria Capre e Cavoli dove ci aspetta Tamara, che ricorda l’emozione di due recenti eventi. “Il Premio Felice – racconta – è stato creato per ricordare il cagnolino più brutto del canile; non lo voleva nessuno fino a quando la famiglia di Sergio Marchese l’ha voluto prendere con sé: con l’adozione e le cure ha avuto una trasformazione incredibile, gli sono anche passati i problemi alla pelle. Ha reso felici – da lì il suo nome – tutti, dando loro molto amore. Per lui è stato creato il concorso letterario con la premiazione e la donazione al rifugio. Quest’anno hanno vinto tre bimbi; io stessa durante la lettura dei loro racconti mi sono commossa e li ho voluti abbracciare perché, grazie a loro, ho visto il futuro luminoso… sai, spesso ci si sente sconfortati con tutto quello che accade. L’altro momento ricco di gioia è stato l’Oktoberfest; dopo il tradizionale giro per conoscere gli animali della Fattoria Capre e Cavoli e ascoltare le loro storie, c’è stata la cena con wurstel, maionese, burger e molto ancora, esclusivamente vegetale. Molti non erano abituati a mangiare vegan, ma hanno apprezzato tantissimo! È una grossa soddisfazione per noi dato che, oltre a promuovere l’antispecismo, abbiamo fatto comprendere alle persone che mangiare in modo goloso è possibile anche nel rispetto del prossimo. Poi c’era quell’atmosfera festaiola tipica dell’Oktobertfest” chiosa Tamara soddisfatta. Anche qui servono fondi: affitto, bollette, rifiuti normali e speciali, veterinario, medicinali, manutenzione del furgoncino, ampliamento delle case per i vitelli e fieno, per il quale ogni quaranta giorni spendono circa novecento euro, sono tra le svariate spese che il santuario deve sostenere.

L’attrarci a loro e includerci, anche per una sola giornata, nella grande famiglia che sono è un magnifico regalo che questi rifugi ci fanno, aiutarli a (r)esistere è una piccola ma importante premura con la quale possiamo ricambiare.

 

di Elisa Orlandotti

 

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