Prendete in giro nonno quando sonnecchia in poltrona a bocca aperta e si sveglia di soprassalto ogni volta che russa troppo forte? Oppure ridete di zia quando, dopo pranzo, in pieno picco glicemico, chiacchiera con voi con le palpebre a mezz’asta, finendo per appoggiare la testa al tavolo per “concentrarsi meglio”? Se credete davvero di essere resistenti o estranei ai colpi di sonno, considerando la pennichella un’abitudine deprecabile per pensionati o sfaticati, dovete al più presto allentare il controllo del vostro stato di veglia: il sonnellino allunga la vita. 

Amico del cuore

A confermarlo è l’ennesima ricerca sull’argomento, pubblicata di recente sulla rivista Heart, secondo la quale l’abitudine di fare un sonnellino una o due volte alla settimana dimezza il rischio di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari rispetto a chi non si concede mai una breve pausa tra le braccia di Morfeo. Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Losanna, apre nuovamente il dibattito con chi ancora non vede di buon occhio i sonnellini sostenendo che siano una semplice manifestazione di stanchezza a seguito di nottate in bianco: posizione discutibile, visto che è stato ormai ampiamente dimostrato come questa pratica, del tutto naturale, faccia parte dei nostri ritmi circadiani fin dalla preistoria, da quando cioè smaltire la stanchezza con brevi sessioni di sonno era una priorità per stare all’erta da potenziali pericoli e non rischiare la vita. Secondo lo psicologo Frederick Snyder l’ideale per l’umanità è sempre stato il sonno leggero, non quello profondo cui aspiriamo tanto oggi. E la suddivisione tra i diversi cronotipi che vanno dai gufi alle allodole avrebbe garantito nei millenni che ci fosse sempre qualcuno sveglio a fare da sentinella e pronto a lanciare l’allarme. Anche se si è dormito a sufficienza di notte, comunque, gli esperti assicurano che è normale avere un calo della vigilanza a metà giornata, nel momento che si situa a metà tra la sveglia mattutina e l’ora di coricarsi. Non a caso in molti paesi la siesta pomeridiana è considerata ancora oggi una necessità. 

di Rita Spàngaro

Foto di AdobeStock

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