Il mondo del cinema rappresenta certamente una possibilità di espressione e fruizione artistica, per chi produce e assiste alla proiezione di una pellicola. E costituisce spesso un’opportunità di svago e di confronto con differenti temi ed emozioni. Tale peculiarità ha aperto la strada alla possibilità di utilizzare questo canale in modo terapeutico attraverso le narrazioni, le immagini, i suoni e la musica veicolati dalla pellicola. La cinema-terapia è stata utilizzata in modo pioneristico e diffusa dal dottor Gary Solomon, che l’ha introdotta come cura supplementare a supporto di pazienti con disagi medici o psichiatrici. Le ricerche scientifiche negli anni hanno confermato i benefici effetti della visione di film sulle condizioni psicofisiche dei pazienti. I film possono avere la funzione di semplice intrattenimento oppure avere un potere evocativo, aiutando gli spettatori a connettersi con le emozioni, le emozioni e i punti di vista dei personaggi. La partecipazione ai vissuti emotivi messi in scena sul grande schermo, infatti, può aiutare lo spettatore a entrare maggiormente in contatto con il proprio trascorso, a non sentirsi solo, a sperimentare opinioni ed esperienze altrui.

Alla luce di queste considerazioni, non si possono che accogliere con ammirazione e interesse iniziative come quella portata avanti dall’associazione MediCinema Italia onlus, nata nel 2013 sull’onda dell’esperienza di MediCinema UK, attiva dal 1996. MediCinema Italia ha infatti aperto la prima sala cinema integrata in ospedale presso il Policlinico Universitario Gemelli di Roma e ha in programma di realizzare la prima sala cinema sensoriale presso il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano (già dotato, sempre grazie all’associazione, di spazi cinema presso l’Unità Spinale e il Centro Clinico NEMO, NEuroMuscular Omnicentre). Il nuovo progetto milanese consiste in una vera e propria sala cinematografica, allestita in modo tale da consentire l’accesso ai pazienti (anche allettati o in carrozzina), ai familiari e al personale ospedaliero, garantendo ai degenti la possibilità di proseguire l’assunzione di eventuali terapie anche in sala.

 

 

di Patrizia Pascucci

 

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