L’immagine di una cesta piena di frutta secca, al centro della tavola, è qualcosa che appartiene per lo più ai ricordi e a una tradizione popolare che sembra ormai caduta in disuso. Eppure quella di alimentarsene regolarmente e quotidianamente è un’abitudine che andrebbe recuperata. Ne parliamo con Carla Tomasini, pediatra e nutrizionista. Spiega la dottoressa Tomasini che il consumo di frutta secca o frutta a guscio (noci, mandorle, pinoli, pistacchi… ), come anche quello di semi oleaginosi (semi di girasole, zucca, sesamo, lino… ), comparabili alla frutta a guscio dal punto di vista nutrizionale, “[…] dovrebbe essere giornaliero per le loro importanti proprietà e si dovrebbe iniziare presto, fin dalla prima infanzia e addirittura nel lattante durante lo svezzamento”. E questa raccomandazione vale sia per i vegani sia per gli onnivori.

La diffusa credenza che il consumo di questi alimenti vada evitato in quanto troppo calorici va ridimensionata. Spiega la Tomasini: “È vero che si tratta di cibi calorici, ma difficilmente se ne consumano quantità eccessive, perché danno un precoce senso di sazietà; contengono fibre e grassi utili e desiderabili. Inoltre sono fonti di ferro, calcio, zinco, selenio, nonché di vitamina E”.

Prosegue: “I grassi indesiderabili sono quelli di derivazione animale, cioè colesterolo e acidi grassi saturi che provocano la formazione di placche aterosclerotiche e ci conducono verso le malattie cardiovascolari. La frutta a guscio e i semi invece sono naturalmente privi di colesterolo e forniscono soprattutto acidi grassi insaturi (mono e polinsaturi) tra i quali gli importantissimi Omega3 e Omega6″.

 

di Patrizia Pascucci

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