Keith Tucker ha un obiettivo ambizioso: rendere il pianeta più verde grazie all’hip hop. Sembrerebbe una battaglia persa in partenza, in fondo il video di un rapper famoso non ha bisogno di una piscina, macchinoni e lusso sfrenato, quanto di più lontano potremmo immaginare da un approccio minimalista e responsabile verso il pianeta? Peccato che gli artisti hip hop più commerciali rappresentino il lato più appariscente di una scena culturale estremamente eterogenea, che, va ricordato, è nata negli anni Settanta all’interno delle comunità afroamericane statunitensi con una forte componente di rivendicazione e sfogo sociale.

L’attivista statunitense sta provando a servirsi dello spirito più battagliero e attivista dell’hip hop, per certi versi quello che l’ha fatto nascere, per mettere in discussione lo stile di vita autodistruttivo e materialista reso popolare dal gangsta rap. Per farlo, nel 2009 Tucker ha fondato l’organizzazione Hip Hop is Green, che ha l’obiettivo di creare eventi e concerti in cui artisti hip hop di fama internazionale portano ai giovani delle comunità nere un modello costruttivo ed ecologista.

“Certi artisti hip hop di successo offrono questo messaggio: guarda come sono riuscito a scappare dal mio quartiere disagiato, a diventare ricco e famoso e come mi godo ora una vita favolosa” afferma Tucker. “Ma il vero spirito dell’hip hop è ben altro: lotta per diventare una persona più consapevole e rendere migliore la comunità in cui vivi”.

 

di Alessandro Pilo

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