Mi dice Elisa Orlandotti, una delle anime di questa testata: “Valerio, ma lo sai che il primo novembre è la giornata mondiale dei vegani?”

Mai mentire a Elisa, ragazza sensibile come un radar: lo scoprirebbe in men che non si dica. È più agevole e onesto ammettere che, come tutti gli onnivori, non so quasi nulla dei vegani. 

Per fortuna, Elisa mi informa. Anzi, mi inonda di link che fanno riferimento alla data del primo novembre del 1944. Quando, in Inghilterra, Donald Watson ed Elsie B. Shrigley diedero vita alla prima associazione vegana della storia, la Vegan Society

Settantacinque anni dopo, in noi permangono dubbi, equivoci e leggende su usi e costumi dei vegani.

Chi sono i vegani? Come celebreranno la loro “giornata mondiale”?

Questo secondo interrogativo mi stuzzica. È l’innesco per un viaggio metafisico nell’immaginario collettivo.

Fate conto che per quel giorno fatidico la famiglia Sandriani abbia invitato Massimo e Valeria Visintin (li chiamo così, se permettete, per rendere più esplicito il processo di immedesimazione) a un picnic cicloturistico con figli al seguito. Le due famiglie sono legate da una parentela. Scegliete voi quale. Non ha importanza. 

Conta sapere, invece, che i Sandriani sono convintamente vegani. Al contrario dei Visintin, i quali appartengono tuttavia a quella circoscrizione sociale di uomini e donne dilaniati da guerra perpetua tra una meditata volontà laica e pregiudizi inestirpabili come sensi di colpa.

– Ragazzi, venerdì si va in bicicletta a Umbrate Lodigiano con i Sandriani!

– Evviva!

– Ecco. Ma lo sapete che i Sandriani… sì, insomma. Sono…

– Che cosa sono, mamma? 

– I Sandriani sono vegani.

– Vegani?

– Sì, non mangiano niente. Solo verdure. E non utilizzano nulla che abbia origine animale. Anche gli abiti, per dire, non possono essere né di lana, né di seta.

– Davvero, mamma?

– Sì, ma non dobbiamo assolutamente farglielo pesare. Venerdì è la loro festa mondiale. Dobbiamo assecondarli. 

– E come?

La famiglia Visintin – due adulti e due adolescenti – trascorre l’intero giovedì precedente per prepararsi alla bisogna, cercando di interpretare al meglio i dogmi del perfetto veg.

Abbigliamento e look

Soltanto cotone e fibre sintetiche. Si verifica qualche inconveniente, brillantemente risolto. La piccola Mimma pretende di indossare a tutti i costi i suoi nuovi jeans. Dopo lunghe trattative, Massimo la convince a ritagliare con la forbice il pezzo di tessuto sul quale è incollata l’etichetta in cuoio. Sull’avambraccio del primogenito, Carlo, campeggia un tatuaggio tribale che raffigura un lupo? Viene occultato con ingessatura casalinga…

di Valerio M. Visintin

Foto di AdobeStock

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