A cinque anni dall’uccisione di Daniza, è ancora importante parlare di lei, perché questo caso così eclatante ci ricorda il nostro rapporto con la natura e con gli altri abitanti di questo pianeta. 

La nuova Giunta del Trentino guidata da Maurizio Fugatti ha preso dalla precedente di Ugo Rossi la volontà di perseguitare la popolazione degli orsi e con essa quella di altri selvatici, lupi in primis (ricordiamo il piano di contenimento dei lupi che prevedeva gli abbattimenti, per fortuna bloccato dal Ministero dell’Ambiente, NdA).

Il caso Daniza è simbolo del rapporto bipolare che generalmente gli esseri umani hanno con le altre specie. Difenderli dall’estinzione è qualcosa che sembra accomunare tutti, così come lo stupore e l’ammirazione per questi animali, maestosi e affascinanti. Ma se vogliamo che i nostri Appennini e Alpi siano popolati anche da lupi e orsi, dobbiamo lasciare loro spazio, e questo non molti sembrano pronti a capirlo.

La natura in cui conviviamo noi e gli altri mammiferi è la stessa, ma l’umana arroganza ci fa considerare gli spazi in cui tutti viviamo come esclusivamente nostri e gli altri animali come invasori. In realtà siamo noi la specie che nei millenni si è diffusa in tutti i continenti, a tutte le altitudini e latitudini, che ha fatto sparire interi ecosistemi per modellare l’ambiente a proprio uso e consumo, che ha invaso con le proprie abitazioni e le proprie attività sia le montagne che le pianure.

E nel nostro manipolare e modificare l’ambiente ce ne siamo sempre più distaccati, finendo per disconoscerne le regole più basilari. Quello in cui oggi vive la stragrande maggioranza della popolazione italiana è un ambiente artificiale, in cui anche la gita in campagna o in montagna è in qualche modo artificiosa, al di fuori da ogni piccolo rischio. Ovvio che mitigare i rischi sia normale e giusto, ma nel frattempo ci siamo dimenticati che la natura è viva ed è fatta anche di conflitti e pericoli per chi ci abita, come il fatto che se vogliamo fare una gita in montagna o andare per funghi possiamo incontrare animali selvatici o incappare in una tempesta. 

Ormai il nostro ambiente naturale non è più il bosco, dove, a parte qualche eccezione, noi cittadini urbanizzati siamo degli estranei: per questo dovremmo entrarci con il rispetto e l’attenzione con cui si entra in casa d’altri. Quella è la casa di Daniza e degli altri orsi, la casa dei lupi. E potrebbe essere anche la nostra, se imparassimo a convivere con loro nel modo corretto.

Era l’alba del 27 agosto 2014.

Ci siamo trovati in cinque davanti al Parco Faunistico Vivaistico Casteller, in provincia di Trento. Abbiamo parcheggiato e scavalcato una recinzione, dopodiché, seguendo le immagini GPS date da Google Maps, ci siamo inoltrati nel fitto bosco del parco, diretti verso un recinto costruito al suo interno e tenuto ben nascosto al pubblico. Nel 2011 qui dentro era stata imprigionata un’orsa chiamata DJ3, figlia della più famosa Daniza. Eravamo lì perché proprio in quelle settimane la Provincia di Trento voleva catturare e imprigionare Daniza nello stesso recinto. Tutti i media parlavano dell’aggressione da parte dell’orsa ai danni di un cercatore di funghi, facendo scoppiare la caccia e una fobia degli orsi.

All’interno di una diffusa e sentita campagna portata avanti da associazioni e cittadini per impedire l’imprigionamento di Daniza, quel giorno abbiamo scavalcato la recinzione del Parco Casteller per mostrare al mondo il recinto invisibile, costituito da una rete elettrificata, dove l’avrebbero chiusa a vita.

La storia poi ha avuto un finale diverso. Nel tentativo di narcotizzarla Daniza è rimasta uccisa, tra l’indignazione della maggioranza degli italiani che ormai tifavano per lei, fino a quel momento capace di fuggire tra i boschi.

Oggi, dopo cinque anni, Daniza sarebbe lì, chiusa in uno spazio piccolo come due campi da calcio, con una rete elettrificata a separarla dalla libertà, dal suo territorio alpino che si estendeva per quasi mille chilometri quadrati. Difficile, a essere sinceri, decidere quale dei due epiloghi sarebbe stato peggiore.

di Essere Animali

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