L’11 settembre è una data emblematica per la memoria. Non è solo l’anniversario del colpo di stato in Cile e dell’attentato contro le Torri gemelle. Nello stesso giorno, nel 2014, l’orsa Daniza veniva uccisa dall’anestetico che doveva solo addormentarla. Era inseguita da più di un mese per aver attaccato in Trentino un cacciatore di funghi che, incurante del pericolo, si era avvicinato troppo per osservarla insieme ai suoi cuccioli.

Perlomeno in Italia, l’11 settembre ora ha un valore molto forte anche per la lotta dei diritti animali.

Ma perché è importante fermarsi a riflettere su questi eventi, facendolo una volta all’anno in modo più profondo? Ne parliamo con Valerio Pocar, sociologo, ex docente universitario e attento studioso dei diritti animali.

Qual è l’importanza degli anniversari?

Gli anniversari in generale ci rammentano dei momenti che hanno avuto un significato per noi. Celebrarli è importante perché il futuro si regge nel passato e, senza il passato, il presente non è mai un futuro. Nel caso di Daniza, tutti da bambini abbiamo avuto un orsacchiotto, l’orso è un animale che ci riporta alla nostra infanzia, anche per questo la sua morte ci ha toccato tanto. A me l’anniversario di Daniza ricorda la gentilezza di un animale che graffia soltanto quel cercatore di funghi incosciente, invece di sbranarlo come avrebbe potuto fare qualunque orsa che sente minacciati i suoi piccoli. Era un ammonimento, come a rammentargli che la natura va rispettata.

A volte non sarebbe più produttivo celebrare delle vittorie, in modo da rinforzare la lotta e prendere atto che abbiamo raggiunto dei risultati?

Naturalmente è importante ricordare anche i momenti positivi, ma nel nostro rapporto con gli animali sono così rari che quasi non me ne viene in mente nessuno.

Ha in mente qualche evento che potrebbe diventare un simbolo universale per la lotta dei diritti animali?

Esiste già una giornata dei diritti degli animali, è il 10 dicembre. Una data molto significativa perché quel giorno nel 1948 venne proclamata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Dato che non vedo grande differenza tra i diritti dell’uomo e quelli degli animali, questa coincidenza mi sembra assolutamente significativa. Per me quel giorno è perfetto e credo non ci sia bisogno di trovarne altri.

Come evitare che con il tempo questi anniversari diventino delle scatole vuote?

Il rischio della ritualità svuotata di significato è grande, basti pensare a date come l’8 marzo o il Primo maggio. Avendo vissuto in un’altra epoca e capendone meglio il messaggio, gli anziani colgono meglio il valore simbolico di certe celebrazioni, i giovani invece no. Per questo è necessario riempire questi anniversari di contenuti e adattarli ai nostri tempi, in modo da renderli comprensibili attraverso una comunicazione intelligente anche alle nuove generazioni.

Un po’ come il 25 aprile, che viene celebrato guardando al passato, ma che potrebbe aiutarci a riflettere sul presente e sul futuro, e a non ripetere gli stessi errori.

Proprio così, i valori dietro alla lotta di liberazione sono ancora attuali. Celebriamo il momento in cui da schiavi siamo ritornati liberi, ma la democrazia è sempre a rischio e va difesa e rinnovata giorno per giorno. Aggiungerei che i valori dietro l’anniversario del 25 aprile riguardano anche gli animali. Anche loro avrebbero avuto bisogno di una guerra di liberazione, ma continuano purtroppo a essere ancora schiavi.

 

Assieme a Daniza vogliamo ricordare alcuni animali ormai diventati nella memoria collettiva simbolo della lotta per i diritti:

Harambe

Il 28 maggio 2016 a Cincinnati un bambino di tre anni scavalcò la recinzione di uno zoo e scivolò dentro il fossato in cui era rinchiuso il gorilla Harambe. Il gorilla prese il bimbo tra le sue braccia senza fargli del male, ma a causa delle grida dei visitatori che assistevano alla scena iniziò a dare segni di nervosismo. I guardiani dello zoo decisero di sparargli e ucciderlo.

 

Angelo

Un cane di strada chiamato Angelo venne torturato, impiccato e ucciso a bastonate in provincia di Cosenza il 24 giugno 2016 da quattro ragazzini, che fieri del loro atto postarono un video su Facebook. Un caso di brutalità verso gli animali che per una volta è stata punita. I quattro colpevoli hanno ricevuto una condanna a un anno e quattro mesi ciascuno. Pena poi sospesa e sostituita con sei mesi di lavoro presso dei canili.

 

Cecil

Cecil era il leone più noto del Parco Nazionale di Hwange in Zimbabwe. Il primo luglio del 2015 venne ferito con una freccia e finito successivamente con un fucile da Walter Palmer, un dentista americano appassionato di caccia grossa. Per questa uccisione Palmer non ha subito nessun processo né negli Stati Uniti né nello Zimbabwe. L’ondata di sdegno verso la morte di Cecil ha però portato a una diminuzione della caccia grossa dei leoni nel paese africano.

 

Marius

Marius era una giraffa di due anni rinchiusa nello zoo di Copenaghen. Perfettamente sana ma considerata geneticamente inadatta a una futura riproduzione, i dirigenti della struttura decisero di ucciderla, malgrado altri zoo si fossero offerti di adottarla. Dopo l’uccisione avvenuta il 9 febbraio del 2014 il corpo di Marius venne dissezionato davanti al pubblico e dato in pasto agli altri animali dello zoo.

 

Laika

Laika era una cagnolina che venne spedita nello spazio con la capsula spaziale sovietica Sputnik 2 per testare l’effetto dei voli spaziali sugli esseri viventi. La missione non prevedeva il rientro del satellite, quindi la sorte dell’animale era segnata fin dal principio. Laika morì poche ore dopo il decollo, il 3 novembre 1957.

 

 

di Ale Pilo

Illustrazione di Ale Giorgini

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