Pao, classe 1977, è un artista di fama internazionale. Sono suoi i disegni che vedete in queste pagine e sono suoi quelli che potete ammirare girando per Milano, dove è nato e lavora, o per altre città italiane. Li potete distinguere da quelli di altri perché spesso raffigurano animali o vegetali con tratti essenziali, coloratissimi, irresistibili agli occhi dei bambini, e magari interagiscono col contesto. Ma dietro ai bei disegni c’è molto di più…

“Ho iniziato nel 2001 – racconta Pao a FunnyVegan – come gioco e sfida. L’idea è nata vedendo un paracarro sporco di colore, che aveva la forma dei personaggi che stavo creando sul mio quaderno, e mi sono chiesto: ‘Perché non do a questo blocco di cemento una nuova vita?’ E così sono partite le prime prove su carta; è uscito un pinguino che ha detto ‘Dipingimi!’ Una notte l’ho fatto. L’obiettivo era quello di conquistare la rubrica ‘Foto del giorno’ del Corriere della Sera. In breve tempo però mi sono accorto che quello che avevo raffigurato piaceva, suscitava reazioni positive e quindi ho deciso di continuare. Faceva stare meglio gli altri e faceva stare meglio anche me, che ero rimasto segnato per quanto avevo visto nel 1999 a Londra, metropoli in cui lo spazio pubblico veniva privatizzato sempre di più, chiuso, sorvegliato da telecamere. Mi avevano colpito i parchi completamente recintati, le zone pubbliche gratuite delimitate, controllate o abbandonate; di contro le zone commerciali venivano usate a modello dei vecchi spazi pubblici per cui trovavi nella galleria dei centri commerciali il vialetto con le panchine e i lampioni finti, tutto finto, svenduto al commercio, mentre tutto quanto era area comune, intesa come agorà, come piazza, era sempre più penalizzato”.

Non è stato con il primo paracarro trasformato in pinguino che Pao ha conquistato la pagina desiderata sul quotidiano di via Solferino, ma comunque col tempo lì c’è arrivato, e in più occasioni. Quella prima volta però gli ha fruttato due interviste su periodici patinati.

 

di Elisa Orlandotti

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