Il comfort è una sensazione di comodità e di agio; in alcuni articoli abbiamo osservato come raggiungerlo (attraverso i profumi, il trasporto, la casa, i massaggi, la moda e molto altro ancora), tenendo presente che la percezione di esso è estremamente soggettiva e legata al vissuto personale. Nelle pagine che precedono strettamente questa e nelle prossime, invece, restringiamo il discorso al cibo: se @veggiesituation e Carla Leni ci hanno introdotto al comfort food raccontandoci la loro visione, ora sono i docenti della FunnyVeg Academy, incluso il titolare del percorso di alta cucina Ghita chef Simone Salvini, a suggerire ricette capaci di “coccolarci”.

Per gli italiani, secondo Wikipedia, tra i cibi che maggiormente suscitano quel sentimento di nostalgia ed emozione ci sono le bruschette, il cappuccino, il caffè, il gelato, gli gnocchi, le lasagne, la pizza, la spalmabile di nocciole e cioccolato, gli spaghetti e il tiramisù. La massiccia presenza di zuccheri complessi e semplici è una caratteristica comune al comfort food, che, oltre a riempirci la mente di piacevoli ricordi, deve essere calorico e lasciarci il pieno di energie. Attenzione però a come lo si usa: finché è un momento positivo e ben limitato in cui ci dedichiamo a noi stessi e a chi amiamo va benissimo, qualora si trasformasse in una stampella da usare sistematicamente contro lo stress che non sappiamo gestire altrimenti o per evitare di sentire strani vuoti in pancia che sanno più di insoddisfazione per qualche aspetto della nostra vita che di un morso della fame, ecco che ci deve scattare il campanello d’allarme e dobbiamo correre ai ripari, confrontandoci con un esperto. In una società frenetica e competitiva come quella attuale, d’altronde, non è difficile sentirsi sotto pressione o soffrire di disturbi del comportamento alimentare che – ci teniamo a precisare! – nulla hanno a che fare con la scelta vegan.

 

di Elisa Orlandotti

Ricetta: Giulia Giunta

Foto: Andrea Tiziano Farinati

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