Da Torino arriva una interessante iniziativa per gli shopping lovers: Guardaroba Veg,  che offre la possibilità ai commercianti di segnalare i capi 100% Vegan.

L’idea è di Stefania Sergi, intervistata da FunnyVegan sul N13 , dove ci svela qualche piccolo trucco per rendere più semplice lo shopping e le nuove tendenze moda per la primavera 2015.

TNX-3201-vegL’adesione al progetto ‘Guardaroba veg’ è gratuita e ai negozianti viene fornito un cartellino e un adesivo da apporre all’esterno del negozio, per facilitare la vita di chi vuole essere sicuro che ciò che sta comprando non ha generato sfruttamento di animali.

” Le persone che seguono il mio blog spesso mi scrivono per avere consigli di stile e per sapere dove acquistare capi, accessori e calzature vegan perché hanno molte difficoltà a reperirli a prezzi modici – ci spiega Stefania. – Questo è purtroppo il vero ostacolo dei brand vegan: i prezzi troppo elevati. Ed è proprio questo che rende difficile essere etici al 100% perché diciamoci la verità per vestire vegan basta rivolgersi in qualsiasi catena di abbigliamento dove è molto facile trovare capi senza lana o pelle ad esempio (calzature comprese).Ovviamente sappiamo tutti cosa c’è  dietro a queste catene di abbigliamento, inutile nascondersi dietro un dito: se pretendiamo di pagare una gonna dieci euro, non possiamo aspettarci che i lavoratori siano pagati in modo equo, che non ci sia sfruttamento o che la qualità dei tessuti sia buona.

Di contro quando nel blog propongo una borsa o un paio di scarpe di un brand vegan ricevo sempre i soliti commenti sul prezzo, purtroppo non tutti possono permettersi di spendere duecento euro (quando va bene) per un paio di scarpe. Siamo in un periodo davvero nero, la maggior parte delle  ragazze mi scrive chiedendomi come vestire vegan con stile perché magari non lavorano o sono studentesse o comunque anche se hanno un lavoro non è mai così ben pagato da togliersi lo sfizio di spendere molti soldi per un solo accessorio. Con questo tengo a precisare che non condanno assolutamente i brand vegan, è giusto che il lavoro svolto venga ripagato. Questi brand investono molto su tessuti e ricerca di materiali alternativi che non deludano le aspettative dei clienti, inoltre la produzione è più limitata di conseguenza i costi aumentano, i loro lavoratori sono pagati il giusto e sottoposti a orari di lavoro regolari e nessuno produce in paesi dove la manodopera è a costi stracciati. Insomma che dire… sta a noi decidere che strada intraprendere in base alle nostre possibilità”.

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