Oliver, uno dei cavalli più anziani di Ippoasi, è il grande saggio che accompagna i nostri giorni al rifugio. È “autore” di una lettera importante e fondamentale di sensibilizzazione sulla condizione dei cavalli stabulati e schiavi. Nato nel 1989, viene destinato alla tipica vita di un cavallo delle corse al trotto, quelle con il calesse. Trascorre la gran parte dei suoi primi anni di vita a resistere ai suoi “padroni”, che lo maltrattano come si maltratta uno schiavo, arrivando a legarlo a un trattore per costringerlo a muoversi e camminare. Dopo una serie di vicissitudini, inclusa quella di essere strumento da ippoterapia, è giunto alla vita libera in un santuario dove, nel tempo, è divenuto il capo di un branco che, di volta in volta, si è allargato con l’ingresso di individui unici, speciali, insostituibili. Tutte queste persone non umane insegnano la bellezza della vita selvatica, del gioco, della corsa “impazzita” in gruppo.

Oliver, memore dei suoi trascorsi, ha rifiutato per molto tempo la vicinanza degli umani, ma si è trasformato nel punto di riferimento del branco dei cavalli: è colui che “accoglie” sempre i nuovi arrivati, facendo loro capire com’è formata la gerarchia ippoasiana! Col tempo ha scelto di essere un dignitoso ambasciatore che parla senza voce a decine di migliaia di visitatrici e visitatori: chiunque passi da Ippoasi lo può conoscere personalmente e ascoltare la sua testimonianza. Ma ascoltiamolo:

“Sono Oliver, cavallo nato in un allevamento per trottatori: sono stato destinato all’ippodromo di Montecatini in Toscana….”

 

 

di Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia

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