Le pellicce sono il simbolo più evidente di una moda egoista, basata sulla crudeltà e l’insensibilità. Una moda che aveva trovato il suo apice negli anni Ottanta e inizio Novanta, in cui questo capo era uno status symbol sfoggiato ovunque. Una tendenza contro cui gli animalisti hanno fatto campagne di sensibilizzazione e proteste eclatanti per decenni, ottenendo anche risultati importanti.

Ma quello che sta accadendo negli ultimi tempi è un cambiamento rapido, il punto di non ritorno di cui si vedranno notevoli effetti nei prossimi tempi.

Guardando all’Italia il settore ha avuto un enorme calo sia di vendite che di produzione. Negli anni Novanta si contavano più di cento allevamenti di visoni e volpi, mentre ora ne rimangono una ventina. E dal 2011 la produzione e la lavorazione di pellicce nel nostro paese è in costante declino, con buona parte delle vendite destinate all’export (e questo ci dice chiaramente che gli italiani non le comprano quasi più).

Ma la notizia più interessante ci arriva dall’interno, con i rapporti annuali di Associazione Italiana Pellicceria secondo cui il 50% degli addetti ai lavori prevede un ulteriore calo in futuro.

E se negli anni scorsi questo derivava dalla sensibilità dei consumatori, le cose adesso stanno prendendo un’altra piega: sono gli stessi stilisti a imporsi con prese di coscienza e a scegliere il fur free. In meno di dodici mesi alcuni tra le più grandi firme hanno deciso di abbandonarne l’uso. Tra questi anche Armani, Gucci e Versace, forse il trittico più imponente dello stile italiano e mondiale. Ma si sono uniti anche John Galliano, Furla, Donna Karan New York e Michael Kors.

 

di Essere Animali

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