Dopo un breve viaggio realizzato in Sardegna nel 1921, il celebre scrittore inglese D.H Lawrence così descrisse l’isola: “Persa tra Europa e Africa, appartiene a nessun luogo”. 

Dopo quasi cent’anni, è ancora difficile trovare le parole per definirla, c’è chi ancora lo fa con in testa il mito del buon selvaggio, la Sardegna che viene immaginata come una terra ancestrale e indomita dove la vita è più lenta e meno rovinata dalla modernità; c’è chi preferisce raccontarla riducendola a un parco giochi per milionari e turisti annoiati.

Ma chi ci è nato e chi ci vive lo sa, in queste narrazioni la complessità della Sardegna si perde, l’isola è un caleidoscopio eterogeneo di stili di vita e paesaggi e racchiude dentro di sé così tante anime diverse che spesso è facile, per gli isolani stessi, sentirsi stranieri in altre parti della regione. 

Come in un iceberg, gran parte della bellezza della Sardegna è ben nascosta. Proviamo qui a suggerire come scoprirla andando oltre l’immaginario da cartolina.

Il capoluogo

Qualcuno paragona Cagliari a Lisbona per le sue terrazze dalla vista mozzafiato, altri notano che la città è stata costruita su sette colliproprio come Roma, Gerusalemme e Istanbul.

Vivace e cosmopolita, il capoluogo della Sardegna ha la malìa mediterranea di una città portuale e per i viaggiatori di passaggio ce n’è per tutti i gusti: dal fascino dei quartieri storici, come quello multietnico della Marina e quello medievale di Castello con la famosa Torre dell’Elefante, alle bellezze naturali della vicina spiaggia del Poetto e della laguna del Parco di Molentargius, habitat per un migliaio di fenicotteri rosa. 

di Ale Pilo

Foto: Vanore Orlandotti e Giulia Zecchi

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