Ogni volta che ci troviamo a fare una conferenza o presentazione e parliamo di allevamenti e produzione di carne e della scelta vegana, veniamo immancabilmente affrontati da almeno una persona con la frase “Sì, ma se io compro solo carne biologica?”

È una domanda legittima, fatta da chi scopre la violenza sistematica dell’allevamento intensivo e si chiede se non esista un modo per mangiare gli stessi prodotti senza causare sofferenza agli animali. E l’idea generale è che l’allevamento bio possa avere questi requisiti. Ma è davvero così?

Prima di tutto c’è da chiarire un punto. Non possiamo mangiare allo stesso modo di oggi e garantire una vita decente agli animali: se tutti gli italiani vogliono bere latte ogni mattina e mangiare carne, uova e formaggi a ogni pasto, gli individui delle varie specie uccisi ogni anno sono seicento milioni (dati Istat Italia 2017). E non c’è certo spazio per dare a tutti loro pascoli, ampi cortili e una vita agiata. La forma di allevamento intensiva, dove per polli o maiali c’è sempre meno spazio e una vita sempre più breve in corpi sempre più grandi, è la risposta a una domanda di mercato che altri metodi produttivi non potevano soddisfare. Rimanendo questi i consumi, ciò che possiamo offrire a seicento milioni di animali sono minuscole gabbie accatastate una sull’altra e un affollamento da incubo dentro capannoni chiusi.

Oggi però sempre più persone hanno una posizione critica su questi metodi di allevamento così come per le coltivazioni inquinanti, ricche di pesticidi, e si spostano verso il bio. Qui i prodotti sono più salutari e ci sono delle regole che garantiscono un maggiore rispetto delle specie, ma non è affatto il mondo idilliaco che ci immaginiamo.

Per esempio la produzione di latte biologico non impone obbligo di pascolo per le mucche, di conseguenza la maggior parte vivono in stalla, proprio come le altre.

 

di Essere Animali

Foto di un allevamento biologico situato in Emilia Romagna

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