Non bevetevi tutto quello che dicono…

Alla voce birra, un dizionario scrive: n.f. [pl-e] bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del malto di orzo e di altri cereali e aromatizzata con il luppolo: birra chiara, bionda, scura; birra in bottiglia, in lattina, alla spina.

A seconda della miscela dei vari tipi di malto impiegati (orzo, frumento, riso, avena, e persino in un caso rarissimo, l’esotica farina di castagne) e del suo grado di tostatura, la birra potrà esprimere note più fresche di cereale, fragranti di pane, dolci di biscotto e caramello, amare di caffè o liquirizia. In base al tipo di luppolo e del suo utilizzo, la birra presenterà un aroma più o meno intenso. Fin qui, tutto bene, si direbbe. Anche i vegani, che controllano imballaggi ed etichette, per evitare brutti incontri con alimenti e sostanze di origine animale, possono stare tranquilli. Tanto più che la birra è una bella fonte di vitamine del gruppo B.

Peccato che gli ingredienti di una comune birra non si fermino qui. Acqua, malto d’orzo e luppolo sono solitamente la base dell’amata bevanda, quando questa è prodotta artigianalmente. Nella fabbricazione industriale, invece, la lista dei componenti si allunga. Quindi, non tutte le birre sono vegan. Anzi, a dirla tutta: alcune non sono neppure vegetariane!

Alcuni derivati animali (per esempio: caseina, colla di pesce o gelatina) sono permessi nelle fasi di produzione e chiarificazione della bevanda. Sorge spontanea una domanda: perché allora queste sostanze non compaiono nella lista degli ingredienti? Risposta: perché spesso vengono fatte decantare dopo la fermentazione della birra. Non essendo presenti nel prodotto finito, non c’è l’obbligo di indicarle sull’etichetta. E il “gioco” è fatto.

Allora come possiamo essere certi che quello che c’è nel bicchiere sia vegan? Come evitare birre che, per prassi produttiva e in relazione alla legislazione del Paese a cui appartengono, siano entrate in contatto con sostanze animali? Bisogna informarsi e chiedere spiegazioni. Immaginando che davanti alla domanda “ma questa birra è vegana?” il barista possa rispondere con una strana smorfia non capendo forse neanche il significato di quello che stiamo chiedendo, abbiamo ricercato notizie e contattato produttori per avere maggiori delucidazioni.