Questa storia comincia di notte, con il suono improvviso e inquietante di un campanello, mentre fuori piove. “Davanti al canile – dice qualcuno al citofono – è stato legato un cane, venite a prenderlo”.
Roberta, che fa il turno di notte, maledice quella situazione già vissuta troppe volte. Si veste velocemente e nel frattempo si pone delle domande. “Chi abbandona gli animali quale giustificazione può avere?” si chiede. “Come puoi abbandonare il tuo migliore amico? Come si può fare un torto del genere a chi si ama?”
Ma Roberta sa che questi pensieri sono pericolosi. Sono pensieri che riempiono i cuori d’odio e si rischia, con il passare del tempo, di non riuscire più ad aiutare nessuno. Di avere un rifiuto. Di tutto e di tutti. Ci vogliono calma e controllo, serve razionalizzare.
Al cane, in effetti, poteva andare peggio: poteva finire abbandonato in mezzo alla strada oppure avrebbero potuto lasciarlo legato davanti al canile tutta la notte, senza prendersi neppure la briga di suonare il campanello. Bisogna accontentarsi di com’è andata.
Roberta sa bene che, in questi casi, è impossibile prevedere cosa accadrà. Il cane potrebbe essere agitato, potrebbe mordere per reagire alla paura.
Ed eccolo qui il “cane”; nel buio sembra un piccolo rottweiler: zampe magre e testa grossa, due occhi grandi. Roberta si avvicina e si accorge che si tratta invece di un cucciolo di mucca.
E ora?

 

di Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia

…continua a leggere l’articolo su FV N34>>