di Melania Rinaldini

Nella nostra cultura fin dall’antica Roma i legumi hanno ricoperto un ruolo basilare nell’alimentazione umana. Gli antichi Romani pasteggiavano molto spesso con zuppe di legumi tra cui fave, lenticchie e lupini.

I legumi venivano definiti fino a qualche tempo fa “la carne dei poveri”, definizione che suggerisce come la gerarchia degli alimenti sia stata fortemente plasmata sulla produzione carnea. Recentemente i legumi stanno riacquistando popolarità, grazie alle loro proprietà nutrizionali eccellenti e all’emergere dello stile di vita vegan. Proteine, fibre, ferro… sono solo alcune delle loro proprietà.

Negli anni però la produzione di legumi, come di tanti vegetali, si è molto razionalizzata e le varietà  vendute e consumate sono pochissime in realtà. Quindi ci siamo abituati a pensare a piselli, lenticchie e ceci come nomi che definiscono un unico prodotto, in realtà le varietà sono tante: possiamo dire, senza esagerare,  che ogni zona d’Italia ha il suo legume tipico, anche più d’uno.

Tra questi tanti sono i legumi antichi che si coltivavano un tempo e che non esistono su grande scala, ma i cui semi sono custoditi da famiglie e piccole aziende. L’agricoltura biologica sta favorendo il recupero delle varietà in disuso, grazie anche a una sensibilità nuova nei confronti della biodiversità.

Scopri quali sono, le loro particolarità  e le ricette di questo numero tutte dedicate a loro, su FunnyVegan n15>>