Per chi ha intrapreso la strada vegetariana e vegana in Italia venti o trent’anni fa guardare nelle tradizioni di culture altre era un sollievo: con una tradizione ancorata a bistecca e formaggio, avere una via di fuga andando in un ristorante cinese o mediorientale e poter consumare un intero pasto veg era una vera gioia. I piatti etnici vegetali ci sono sempre piaciuti, ci hanno supportato nella nostra scelta, ci hanno fatto capire che un altro mo(n)do è possibile. Forse è anche per questo che chef Simone Salvini e il pasticcere Stefano Broccoli sono andati a studiare all’estero. 

Interessante è anche lo stimolo intellettuale, visivo, olfattivo e gustativo che comporta l’avere a che fare con chi utilizza materie prime inusuali, metodi di cottura differenti e impiattamenti inediti. 

Le statistiche dicono che gli italiani oggi gradiscono e cercano la cucina etnica: il Rapporto Coop 2018 precisa: “Il cibo etnico è apprezzato dal 56% degli italiani. Nei primi tre mesi del 2018, fra gli italiani che hanno mangiato al ristorante il 42% (14 milioni) ha scelto una cucina diversa da quella italiana, quota che sale al 49% nel Nord Italia e al 64% fra i Millennials. La passione degli italiani per il cibo etnico non è una novità, ma è soltanto da pochi anni che il fenomeno è così diffuso. Dal sushi ai tacos, 7,6 milioni di italiani hanno dichiarato di scegliere più spesso ristoranti etnici rispetto a cinque anni fa, mentre sono 3,6 milioni gli italiani che mangiano etnico fuori casa regolarmente, in media 1,6 volte alla settimana”. Il dossier sui consumi Nielsen 2018 chiede ai propri intervistati quali sono le cucine etniche favorite: sul gradino più alto del podio quella cinese (23%), poi a pari livello giapponese e messicana (21%), terza quella turca (11%), a seguire quella indiana e altre cucine asiatiche (7%) e quella africana (5%); interessante nella stessa indagine è la graduatoria degli ingredienti e condimenti che hanno avuto maggior crescita negli ultimi cinque anni: 15 su 16 sono vegetali.

di Elisa Orlandotti

Foto: Andrea Tiziano Farinati

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