Scrivo a dieci dita su questo portatile appoggiato sul cuscino apposito dell’Ikea, mentre mia figlia sul nostro divano a chaise longue guarda le Winx su uno di quei canali attorno al 40… penso a me alla sua età quando la televisione arrivava al 6 e io la guardavo con il contagocce, al massimo fino alle 18 perché dopo si cenava e la tv diveniva monopolio degli adulti, che dovevano informarsi sulla strage di Ustica o vedere il funerale di Berlinguer.

Non posso dimenticare il nostro divano a due o tre posti, rigorosamente protetto da più teli, talmente ricoperto che quando lo abbiamo buttato perché si era sfondato, il tessuto lo potevi rivendere per nuovo. E io in quegli anni, rischiando l’ira funesta della madre che lo voleva preservare, me ne ero stata seduta sul bracciolo a vedere Kiss Me Licia, mentre facevo i palloni con le Big Babol o fischiavo nei Melody Pops.

Spesso passavo i pomeriggi dalla zia a osservare con invidia mia cugina “grande” che ballava Easy Lady di Spagna, si truccava e poi laccava il ciuffo, anzi l’onda, che da lì a breve avrei voluto, fortemente voluto e impalcato. Quella marea di capelli che poi avrei sciolto, stropicciato e sbattuto fino a farmi venire la cervicale a suon di metal. Per poi semirasarli con la scusa dei tagli punk, allo scopo di asciugarli il più in fretta possibile mentre mia figlia mi osservava sul seggiolone, trascinato in bagno per sicurezza.

Chi avrebbe detto ai tempi di Top Gun che, per parlare a un ragazzo con un po’ di privacy, non si sarebbe più dovuta tirare la corda del telefono grigio con la rotella mangiadita fino allo stanzino?

 

di Claudia Ruga

 

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