Esistono numerosi benefici per il corpo e per la mente che vengono abitualmente associati all’esercizio di quest’antica arte: la danza.

Capace di catturare la nostra attenzione e condurci in una sorta  di catarsi, in cui le emozioni abitualmente trattenute vengono espresse e trasformate in forme, la danza è l’espressione simbolica di sé. La danza possiede potenzialità curative e in Oriente lo sapevano già dai tempi antichi, dove non nacque come spettacolo per divertire gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne. Collega ad antichi culti religiosi della madre terra, serviva a propiziare e celebrare la fertilità nelle società matriarcali della Mesopotamia. Si narra che danzando in cerchio intorno alla partoriente, anche le altre donne partecipassero simbolicamente alla messa alla luce del nascituro, o ancora che fosse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto.

In India le DEVADASI (danzatrici del dio) erano le danzatrici sacre dei templi indiani, le serve del Dio desiderose di dedicare la loro vita danzando al servizio delle divinità. Esse diedero vita alla danza indiana (soprattutto Odissi e Bharata Natyam) che altrimenti si sarebbe del tutto estinta, lasciando le statue nei templi come uniche reliquie per ricordarci della tecnica di quest’arte. In questa cultura millenaria, il dialogo tra danza, musica, canto e poesia ci rivela un luogo dove i linguaggi dell’arte continuano a vivere e a commuovere. La danza diviene una sorta di preghiera in movimento, raffigurante il gioco degli dei e la loro interazione con il mondo umano, esprimendo al contempo i nove sentimenti fondamentali dell’anima: l’amore, la gioia, la pena, la collera, l’eroismo, la paura, l’indignazione, lo stupore e la pace.

Per conoscere meglio gli aspetti terapeutici della danza e comprendere quali sono le caratteristiche che contribuiscono a farne un momento di crescita personale siamo andati al Mudra Cafè & Lifestyle  per incontrare Maya Devi che, oltre ad essere insegnate yoga, è anche una profonda conoscitrice e istruttrice di numerose danze, apprese nei suoi viaggi in giro per il mondo. Ci racconta che la sua passione è partita prima dal  flamenco, studiato in Spagna e poi praticato per dieci anni tra Londra e Milano, fino al suo incontro con le danze del Rajasthan, di stampo folk, che tra l’altro si dice siano la madre del flamenco.

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