Anche i bambini hanno una loro comfort zone, fuori dalla quale nascono situazioni di disagio che imparano ad affrontare grazie all’intervento degli adulti.

“Non chiamate capricci le cose che vi danno fastidio” diceva la psicoanalista Esther Bick. Di qualsiasi cosa si tratti, quando un bambino esce dalla sua comfort zone va ascoltato, capito e aiutato. Un lavoro che risulterà più semplice dopo i consigli della dottoressa Donatella Fiocchi, psicoterapeuta con una speciale preparazione per i piccoli sotto i sei anni e insegnante alla Scuola di specializzazione in Psicoterapia dell’associazione AIPPI, di cui è anche segretario scientifico.

Dottoressa Fiocchi, qual è l’area di comfort di un bambino?

Per i piccolissimi la comfort zone è molto ampia ed è data dalla capacità degli adulti di rispondere alle necessità di cibo, pulizia e affetto. Dai tre anni la personalità si fa più marcata, per cui i bambini escono dall’area di comfort per far prevalere la loro volontà o perché non sono capaci di trattenere gli impulsi.

Fuori dall’area di comfort che cosa succede?

È qui che può innescarsi il capriccio. Un rifiuto di fronte a una giusta richiesta, come il bambino che guarda la tv e non vuole lavarsi i denti, può essere legato alla difficoltà di distogliere le emozioni da un ambito e trasferirle a un altro. Un buon modo è dare tempo dicendo “Tra cinque minuti spengo la tv e andiamo”. L’adulto poi deve assumersi la responsabilità delle sue parole per evitare un braccio di ferro che è un rapporto di potere non educativo, per cui il bimbo o diventa remissivo o vuole vincere a tutti i costi.

 

 

 

di Sandra Colbacchin

Foto: Fotolia

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