Siete invecchiati durante l’interminabile viaggio che vi ha condotti fino a qui, ma ne è valsa la pena. Oh, se ne è valsa la pena!

Guardatevi attorno: foreste di un verde brillante ammantano di profumo i crateri vulcanici e risuonano della musica di uccelli indaffarati, facendo pulsare il cuore delle isole e sussultare il vostro; le onde cristalline dell’oceano ritmano il respiro dell’arcipelago, coprendo con luccichii e bagliori un mondo sommerso, armonioso e danzante; il viso di un isolano si irradia di un sorriso genuino, incorniciato da capelli lucidi e neri, mentre vi mette al collo la tradizionale collana di tiarè, i fiori inebrianti di Tahiti. “Maeva”, benvenuti in Polinesia, il paradiso terrestre.

Lasciate l’aeroporto di Tahiti devastati dal jet lag, mentre le informazioni che avete letto e riletto durante il volo frullano ancora nella vostra mente: Polinesia francese, 118 isole, squali, cinque arcipelaghi, tanti squali; Tahiti fa parte dell’arcipelago delle Isole della Società, gente accogliente, ah sì, squali ma anche murene, mante, balene, delfini e milioni di pesci.

Disfate la valigia e, dopo un po’ di riposo, siete pronti per esplorare le mille meraviglie di quella che viene chiamata in tanti modi: l’isola dell’amore, la terra degli arcobaleni, la nuova Citera.

Noleggiate un’auto in centro a Papeete e guidate lungo la costa dell’isola, esplorando i segreti di questa terra ancora misteriosa. Fermatevi nei pressi di Paea per visitare gli antichi templi polinesiani, i marae. Godetevi il silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli del Marae Maraetaata, e immaginate le leggende prendere vita nel Marae Arahurahu, dove sono conservati un altare (ahu) e i tiki, le statue di pietra che proteggono i luoghi sacri e, si dice, contengono uno spirito. Proseguite lungo la costa verso sud, fino alle Grotte di Maraa: nel parco-Eden le grotte contornate da tende di felci penzolanti sembrano portali che conducono ad altri mondi attraverso specchi d’acqua tersa e scintillante.

 

 

di Francesca Bresciani

Foto di Tommaso Cazzaniga

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