Un’estate caldissima, con assenza di piogge, le chiome di alcuni alberi già secche. Siamo alla raccolta della noce, da settembre a novembre, che sull’Appennino Tosco-Emiliano è più rara della castagna e quasi sempre selvatica. È una raccolta che comincia con il mallo ancora verde, per produrre il nocino, il liquore che accompagna le serate invernali e che fa il paio con il rosolio da offrire a chi viene in visita. Sono rimasti in pochi a produrre in casa questa specialità di antica tradizione medicea. Le noci e i malli verdi per il nocino quest’anno sono pochi e hanno iniziato a cadere a terra disidratati, brutto segno.

Sono andata in cerca dei malli sotto i noci nel bosco. Io, che raramente faccio liquori, uso il mallo come erba tintorea dalla quale ottenere un bel castano per i capelli e per scurire i colori troppo accesi tingendo stoffe e filati. Ogni tanto leggo che dal mallo di noce si ottiene il nero, chissà da dove è uscita questa leggenda. Chi lo scrive conosce molto poco la tintura naturale e la natura, quella natura che ha dato un posto limitatissimo al colore nero. Verde scuro, un leggero marrone, un grigio blando: sono questi i colori che si possono ottenere dal mallo di noce.

Il mallo ha il compito di tenere la noce idratata, umida, per questo dopo la raccolta si fanno asciugare in giardino, al sole. Ma questa stagione ci sta mettendo a dura prova: niente pioggia per far crescere bene le noci, troppa pioggia per farle asciugare all’aperto.

 

di Grazia Cacciola

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