Oggigiorno, viene ripetuto spesso, diventare vegani è così facile che non ci sono scuse per non esserlo. Ma se siamo arrivati a questo punto, lo dobbiamo anche a coloro che trent’anni fa portarono in Italia questo stile di vita, in condizioni decisamente diverse, e sicuramente più difficili. Ecco le storie di tre persone che si sono avvicinate al veganismo negli anni Ottanta.

 

Stefano Momentè

Quando sei diventato vegano?

Trentadue anni fa il termine vegano era sconosciuto, a meno che non si fosse andati all’estero. Si parlava esclusivamente di scelta vegetariana. Io sono diventato vegetariano da un giorno all’altro nel febbraio del 1985. Pochissimi anni dopo, il passaggio a vegano.

Quali sensazioni associ all’essere vegan negli anni Ottanta e Novanta?

Solitudine. Per molti anni ho avuto un solo amico vegetariano. Fu lui a regalarmi il mio primo libro di cucina vegetariana, ancora oggi lo conservo tra le reliquie. Ma il ricordo più grande sono lo scherno e le umiliazioni, soprattutto quando, per necessità lavorative o sociali, si doveva mangiare fuori casa. Assolutamente inenarrabili.

 

Raffaella Ravasso

Da quanto sei vegan e come lo si diventava al tempo?

Sono vegan al 100% dal 2004, ma ho iniziato ad alternare vegano e vegetariano dal 1989. All’epoca si prendeva molto esempio dall’Inghilterra e quando si entrava nel mondo animalista cambiare alimentazione era la prima cosa.

Quali erano le sfide dell’essere vegan negli anni Ottanta e Novanta?

Era difficile esserlo al 100%, almeno per me. Le alternative alimentari erano poche e nemmeno tanto buone. Andare a mangiare fuori, poi, era un incubo. Le informazioni arrivavano più lentamente, ci si informava con libri dall’estero e ci si scambiava riviste americane e inglesi. Tutto viaggiava per posta.

 

Loredana Jerman

Quando e come sei diventata vegana?

Sono vegan dal 1989, avevo ventotto anni. Oltre al mio piccolo gruppo in Friuli, con cui realizzavamo delle liberazioni, non conoscevo molti altri vegan. Una volta fummo ospiti di un gruppo animalista inglese. Partimmo con le nostre scorte di latte e formaggi, temendo che ci presentassero bacon a colazione; la mattina le nostre provviste erano scomparse. Le avevano buttate e ci fu data una lunga spiegazione sui metodi di allevamento. Siamo letteralmente caduti dalle nuvole, abbiamo scoperto che là gli attivisti erano tutti vegan. Al ritorno in Italia lo eravamo diventati anche noi.

Quali erano le maggiori sfide dell’essere vegan in quegli anni?

Le sfide erano immense. In Italia l’ambiente vegan non esisteva proprio e l’idea stessa era considerata troppo radicale dalle stesse organizzazioni animaliste. Non c’erano neanche negozi in cui comprare qualcosa di diverso dalle marche più diffuse. Gli unici biscotti disponibili erano i McVitie’s Digestive, li vendevano solo negli autogrill, per cui si andava in autostrada a farne scorta. Poi arrivò la soia ristrutturata nei negozi macrobiotici. Fine della scelta alimentare!

 

di Ale Pilo

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