Non è semplice descrivere il Tibet, perché il Tibet è il paese dell’inafferrabile, dell’impalpabile, dei segreti custoditi, dei misteri mai svelati, degli spazi sconfinati colmati da silenzi profondi, dove pochi si avventurano per spiare tra le fessure dell’anima del mondo.

Arrivate a Lhasa a bordo di un minuscolo aereo Air China che traballa a ogni starnuto del cielo. Il poverino dietro di voi vomita a ogni sussulto del coraggioso velivolo, mentre voi stritolate la maniglia del sedile logoro. Cercate conforto immergendo lo sguardo nel bianco delle montagne che minacciosamente sembrano bucherellare l’aereo, e trattenete il respiro fino a quando, finalmente, vedete Lhasa sotto di voi. La monotonia della distesa color marrone chiaro è interrotta solo da un fiume di un turchese acceso. Le montagne sembrano scogli in un vasto, desolato mare di polvere.

Atterrati, sbrigate le faccende doganali con particolare attenzione e attendete la guida che avete scelto dopo lunghe ricerche online. Scordatevi di visitare il Tibet come viaggiatori indipendenti. Per avere accesso alla terra dei grandi misteri il governo cinese deve assicurarsi che siate scortati e controllati, quindi non sorprendetevi se anche nel vostro pulmino ci sono telecamere. Per fortuna avete selezionato un ottimo tour operator, che è stato in grado di fornirvi il permesso di ingresso per il Tibet (da aggiungere al visto cinese), più tutte le varie autorizzazioni necessarie per visitare aree particolari del paese. Saltate a bordo del minivan con i vostri (pochi) nuovi compagni di viaggio, e raggiungete l’albergo a Lhasa, dove riposate e vi riprendete dal mal di altitudine. Siete a 3658 metri: la vostra testa duole come se un picchio avesse fatto il nido tra i vostri capelli, le cose attorno a voi si muovono come in Fantasia (senza la magia), e due rampe di scale vi provano nel fisico come venti chilometri di corsa. È normale, dovete solo riposare e dare al vostro corpo il tempo di adattarsi.

 

di Francesca Bresciani

Foto di Tommaso Cazzaniga

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