Si chiama Food Forest ed è un metodo di coltivazione che riscopre i boschi come organismi produttivi di cibo per l’uomo. Finora infatti l’agricoltura industriale ha dimostrato solo una cosa: per coltivare spendiamo più risorse di quelle che produciamo. Vengono rasi al suolo boschi e foreste millenarie, per farne campi in cui coltivare ortaggilegumi, gran parte dei quali serviranno per l’alimentazione animale negli allevamenti. 
E se uscissimo da questo sistema di devastazione ambientale? C’è davvero bisogno di tagliare un bosco per avere un campo su cui coltivare?

La maggior parte di noi, se pensa al bosco, vede solo pigne e aghi di pino, l’immaginario comune. Una pineta non è molto produttiva, è vero, ma le situazioni naturali presentano più frequentemente boschi con vegetazione mista, ricchi di cibo, da riscoprire e integrare. Per esempio, del tarassaco (Taraxacum officinale), che sembra essere il nemico mortale dei giardinieri perché rovina quei prati perfettini all’inglese, si consuma sia la parte verde aerea, come verdura cotta o come tisana, sia la radice. Avete mai provato le radici di tarassaco arrosto? Sono deliziose! Il tarassaco è una delle piante più diffuse e nutrienti dei nostri boschi. 
Lo stesso succede per la cicoria (Cichorium intybus) e la carota selvatica (Daucus carota, Daucus gingidium), utilissime quando le rigidità dell’inverno mettono a riposo la maggior parte delle piante: è allora che le radici fresche, mantenute croccanti dallo stesso terreno, diventano una delle raccolte privilegiate. Con le radici di cicoria (ma anche di tarassaco!), essiccate e tostate in forno, si ottiene un’ottima bevanda sostitutiva del caffè e blandamente detossificante.