Quando le persone si trovano davanti al banco del pesce l’immagine nella loro mente è quella di pescherecci in mezzo al mare, reti, pescatori. Ma come sappiamo la pesca intensiva ha sfruttato in modo troppo profondo i mari, impoverendoli di vita tanto da portare alcune specie sull’orlo dell’estinzione e rendendo impossibile mettere sulle tavole la quantità di pesce richiesto.

Per sostenere consumi sempre più in crescita, l’attività di pesca negli ultimi settant’anni è esplosa e le tonnellate di pescato a livello mondiale sono passate da 18 milioni nel 1950 a 104 milioni nel 2015.

Più del 30% degli stock ittici risulta di conseguenza sfruttato a livelli insostenibili, ovvero la specie viene pescata più velocemente di quanto riesca a riprodursi. Per quanto riguarda il Mare Mediterraneo, la situazione appare ancora più problematica: nel 2014 la Commissione Europea ha dichiarato che “[…] il 96% delle specie di fondale mediterranee sono soggette a uno sfruttamento eccessivo”. E la risposta non è stata invitare a una riduzione del consumo di pesce, ma costruire ampie vasche in terra o enormi gabbie di rete in mare, in cui far riprodurre e crescere i pesci. Si tratta in tutto e per tutto di allevamenti intensivi, che nulla hanno da invidiare a quelli di polli o maiali di cui molto si parla ultimamente. Solo che dei pesci sembra ancora non interessarsi nessuno.

Possiamo così riassumere il problema:

  • È ancora opinione diffusa che i pesci non siano capaci di provare dolore o non siano intelligenti, nonostante ormai la scienza abbia ampiamente dimostrato le capacità sensoriali e cognitive di questi animali.
  • Con l’attenzione per la salute, ma anche per una minore sensibilità rispetto ad altre specie, gli italiani negli ultimi anni hanno ridotto il consumo di carne rossa ma aumentato quello di pesce.
  • Di conseguenza l’itticoltura, la pratica di allevare pesci, sta prendendo sempre più piede. E lo sta facendo rapidamente, tanto da essere il settore agricolo in più rapido sviluppo nel mondo.

 

 

di Essere Animali

Foto Fotolia

 

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