Le battaglie, le piccole confessioni, la profonda etica di una donna che ha scelto la cucina crudista come strumento per cambiare la cultura della violenza in tavola, anche in famiglia.

La sua timidezza sfuma quando si tratta di farsi portavoce di un nuovo modo di considerare il cibo; il suo volto si apre in un caldo sorriso, che non sa nascondere però un tumultuoso animo, governato dalle emozioni. “Mai avrei pensato di essere capace di affrontare conferenze e dibattiti pubblici, ma quando il tema è quello che mi sta più a cuore, loro, gli animali, il rispetto per loro, lo sganciarli dal concetto di ‘oggetto’ da mettere nel piatto, allora si accende un motore. E vado”.

Laura Fiandra non si lascia dominare da quella ritrosia tipica dei timidi: preferisce dare spazio a una spontanea, irrefrenabile generosità verso il prossimo, di qualunque specie sia. Friulana di nascita, romana d’adozione, con sangue calabrese e siciliano nelle vene, ha l’eleganza di chi è in armonia con la propria anima, di chi ha scelto che persona essere anche a costo di brucianti sofferenze. Un coraggio che lei definisce “guerriero” perché la sua battaglia la affronta quotidianamente, senza tentennamenti: “Non riesco – spiega Laura – ad accettare questa ingiustizia che viene presa alla leggera. Questo atteggiamento frutto di automatismo, di un sistema che ci fa vivere una vita che non abbiamo scelto, che subiamo senza ragionare a danno di altre creature innocenti. Quindi non perdo nessuna occasione del quotidiano per fare divulgazione, per sfatare false convinzioni, informare sulle alternative a molti ancora sconosciute”.

di Paola Simonetti

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