Produrre carne vuol dire coltivare la terra per nutrire il bestiame anziché gli oltre sette miliardi di esseri umani, con uno spreco di acqua, energia e suolo fertile. Allevare gli animali vuol dire anche produrre rifiuti e inquinamento atmosferico, infatti oltre il 50% dei gas serra presenti nell’ambiente è prodotto dall’industria zootecnica. Non possiamo permettercelo, soprattutto considerando quanta carne si mangia nel mondo, Italia compresa.

Secondo lo Studio sui Consumi Alimentari in Italia del CREA (dati del 2006), un adulto in media mangia quasi ottocento grammi di carne alla settimana, dei quali duecento grammi sono salumi e quattrocento grammi carne rossa. Cifre che sono il triplo di quel che si metteva in tavola cinquant’anni fa e che sembrano destinate ad aumentare. Considerando che il 7-8% della popolazione italiana è vegetariana o vegana, l’effetto è quello dei polli di Trilussa: c’è chi ne mangia per due. Quali sono le conseguenze? Ce le spiega lo IARC, l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa della ricerca sul cancro: le carni trasformate e conservate, come i salumi e i wurstel, sono classificate come cancerogene di gruppo 1, mentre la carne rossa appartiene al gruppo 2A, ossia probabilmente cancerogena per l’essere umano. Non dimentichiamo, inoltre, che la carne è anche una fonte importante di grassi saturi e colesterolo in grado di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e che in Italia il 31% dei bambini e il 45% degli adulti erano sovrappeso o obesi nel 2016, secondo i dati ISTAT.

In questo panorama bisogna sottolineare un aspetto importante…

di Essere Animali

Foto: Fotolia

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