Da vent’anni a questa parte, il fenomeno delle tiny home è diventato così dilagante negli USA, che stanno sorgendo interi villaggi di queste piccole case. Sono abitazioni minimali, spesso di soli venti-trenta metri quadri, non di rado su ruote. Fatte come case in miniatura, con tutti gli spazi razionalizzati al massimo, si propongono come la soluzione del futuro sia per chi voglia adottare uno stile minimalista sia per il problema di sovrappopolazione e inquinamento globale.

Tempo fa ho iniziato a guardare con curiosità questo tipo di abitazioni, affascinata dall’idea di ridurre ulteriormente consumi e lavoro. In America un amico e la sua compagna hanno comprato e ristrutturato un Airstream. All’interno hanno realizzato un piccolo appartamento e l’hanno parcheggiato in un bosco, con il permesso del proprietario. Sono completamente autosufficienti, hanno pannelli solari, una compost toilet e prendono l’acqua dalla tenuta. Il primo grande cambiamento che hanno sperimentato è stato il conto corrente che saliva invece di prosciugarsi ogni mese. Prima tra affitto, spese condominiali varie e bollette sostanziose, se ne andava quasi uno stipendio. Invece con una casa così piccola, per la gran parte autosufficiente, basta pochissimo per il mantenimento. Dopo un anno, la compagna del mio amico ha deciso di lavorare part-time e lui stesso di fare solo il pittore. È incredibile quanto tempo di vita dedichiamo a lavorare per mantenere un appartamento nel quale stiamo poche ore al giorno e quanto si possa invece fare con quelle risorse.

di Grazia Cacciola

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