Inutile, il tempo stringe, e la lista dei regali non è ancora terminata. La rileggiamo ad alta voce con stizza per l’ennesima volta, ma all’appello manca sempre qualcosa. Ricapitolando: un diffusore di oli essenziali terapeutici per papà e mamma, magliette con slogan animalisti per fratelli e cugini, un libro di cucina veg per zio Annibale, carnivoro incallito, una stella di Natale per zia Flora, un burro cacao super idratante per nonna Isabella, un elegante barattolo di biscotti integrali senza zucchero per nonno Gustavo perché non gli si impenni la glicemia, una confezione di crema mani bio per la badante, sacchettini di spezie e saponette equo solidali per gli amici. Ma mancano ancora i bambini. Considerando che sono mesi che cambiano idea, passando dall’ultima versione dell’Allegro Chirurgo al cofanetto completo dei film di Harry Potter, la missione è pressoché impossibile. Da settimane cerchiamo di venirne a capo senza successo. E pensare che ci eravamo ripromessi, quest’anno, di giocare d’anticipo. Ma ormai lo sappiamo, come al solito i regali di Natale li compreremo tutti l’ultima settimana. Proprio quando dovremmo concentrarci su tavole imbandite e visite di cortesia. Sì, perché anche accontentare tutti a pranzo, cena o merenda non è così facile. Anzi, richiede una pazienza certosina. Soprattutto dopo lo shock dello scorso anno, quando metà dei parenti, diffidenti su lasagne vegan e paté vegetali, si sono presentati portandosi il pranzo della vigilia da casa. 

Alleggerire la tradizione
Diciamocelo, scambi di auguri più o meno formali, decorazioni a regola d’arte, preparazione di pacchetti e biglietti augurali, come del resto menu ad hoc, richiedono una gran fatica. E se le nostre aspettative di gioia e serenità a Natale sono troppo alte, soprattutto se puntiamo alla perfezione, rischiamo di rimanere frustrati. Gli specialisti della Società Italiana di Psichiatria non parlano solo di stress ma di vero e proprio Christmas Blues: uno stato di malinconia e delusione che stride con le immagini stereotipate del Natale da cui siamo bombardati. Canti angelici, atmosfere da favola, interni accoglienti, tavole sontuose e profusione di sorrisi mal si conciliano con incontri poco graditi, problemi di salute, solitudine, difficoltà economiche, incertezza lavorativa, bilanci esistenziali o il ricordo di chi non c’è più. Secondo gli esperti alleggerire la tradizione, se per noi è diventata un peso, è la soluzione migliore. Non esitiamo quindi a chiedere aiuto in cucina, a convertire un pranzo in un tè pomeridiano con qualche stuzzichino, a limitare il budget dei regali o a fare un dono, magari creato da noi, solo a chi teniamo davvero. E soprattutto, suggerisce la psicologa e coach britannica Kim Morgan, autrice di Coaching cards for Christmas (Barefoot Coaching Ltd, 2017), ricordiamo che è anche il “nostro” Natale, un motivo più che valido per spezzare le abitudini, modificare i consueti rituali e fare ciò che sentiamo davvero, senza forzature. Ad esempio facendo una nostra lista personale di priorità, come ritagliarci del tempo per stare con chi amiamo, per dedicarci al riposo, alla lettura, a una mostra o alle nostre passioni. Solo così saremo meno esausti e svuotati, e sentiremo di aver trascorso del tempo di qualità…

di Rita Spàngaro

Foto di AdobeStock

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