Fare la cosa giusta con l’alimentazione è davvero complesso perché vuol dire prendere in considerazione più volte al giorno, ovunque ci troviamo, troppe variabili: devo preferire il convenzionale o il biologico? Esattamente cosa considero a chilometro zero? I diritti di chi lavora nei campi e lungo tutta la filiera sono rispettati? L’opzione dei nutrienti necessari è compatibile con gli altri parametri? Se sul momento tutto ci sembra facile proviamo a riflettere, ad esempio, sul solo criterio di prossimità: esiste della pasta made in Italy che usa grani che vengono altronde, ma da dove e in che percentuale in etichetta non è segnato; alcune spezie e certi frutti ci danno benefici indubbi ma provengono dall’estero; se abito in un’area fortemente inquinata sono certa che il chilometro zero è una minaccia alla salute. No, non è per nulla semplice. Certo è che avendo fatto una scelta di fondo cruelty free almeno abbiamo preferito un mercato che non impatta sulla vita animale ed è più ecosostenibile di quello che vorrebbe in tavola – magari più volte al giorno – carne, latticini e uova. 

Dopo l’interessante riflessione di Grazia Cacciola sulla biodiversità, nelle prossime pagine ci sono svariati spunti sul “fare la cosa giusta” a tavola come l’abbiamo vissuta qui alla scuola di cucina FunnyVeg Academy e alla società di comunicazione FunnyVeg: grazie a entrambe abbiamo avuto la possibilità di andare dietro il bancone di alcuni fast food (costruendo prodotti, facendo consulenza o ufficio stampa) che hanno un menu vegano e, benché per fortuna le insegne con questa tipologia di proposta stiano aumentando, abbiamo voluto sviluppare un focus su quelle di cui abbiamo avuto esperienza diretta. 

di Elisa Orlandotti

Foto di Andrea Tiziano Farinati

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