I mesi di quarantena hanno avuto su tutti noi i più disparati effetti. Io, ad esempio, ho passato ore a domandarmi cosa fare di tutto quel tempo libero cascatomi addosso, salvo poi scoprire che la quarantena era finita e io non avevo fatto quasi niente.

Così, anche se in ritardo, ho deciso di ragionarci seriamente, su questa roba del tempo. E di cose curiose ne sono venute fuori davvero un sacco.

Adesso mi prenderete per matto, ma vi siete mai chiesti perché il mezzogiorno si chiama mezzogiorno? Be’, ovvio, mi direte voi: perché, appunto, sta nel mezzo del giorno. 

E invece no. Per esempio, il 24 giugno, quando ho scritto questo pezzo, il sole si è trovato in verticale sul mio balcone esattamente alle 13.22 e una manciata di secondi. Vuol dire che solo sei ore separano l’alba dal mezzodì, ma che ce ne sono più di nove tra lo scoccare delle 12.00 e il tramonto, con buona pace del mezzogiorno. All’origine del pasticcio ci sono l’ora legale e la latitudine di Milano rispetto al meridiano di Greenwich.

Ora, se vi dicessi che non è vero neppure che le giornate durano tutte ventiquattro ore, come la prendereste? Questa volta la colpa è della seconda legge di Keplero, che dice che più la Terra è vicina al Sole, più si muove velocemente lungo la propria orbita, facendo sì che il Sole si trovi allo zenit in anticipo o in ritardo rispetto al mezzogiorno dell’orologio (sempre a Milano si parla di un quarto d’ora in più o in meno fra novembre e febbraio). E questo nonostante la velocità di rotazione della Terra sul proprio asse rimanga sempre uguale. Per semplificare, è un po’ quello che succede quando camminiamo su uno di quei tapis roulant che si trovano negli aeroporti: se procediamo nella direzione del tappeto, saremo molto più veloci, se andiamo “contromano”, oltre che essere presi per matti, saremo anche molto più lenti.

Ora proviamo a fare un ulteriore passo avanti…

di Fabio Zaccaria

Foto di AdobeStock

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