Giugno è il mese del Pride in tutto il mondo: eventi di ogni sorta colorano gli Stati più evoluti – negli altri, purtroppo, c’è ancora molto da lottare – per ricordare quei 27 e 28 giugno 1969 quando, a New York, più precisamente nel locale gay Stonewall Inn, una delle tristemente abituali retate da parte delle forze dell’ordine per la prima volta trova opposizione. Le versioni e le analisi dell’accaduto non sono univoche, ma da allora è certo che le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali e pansessuali hanno deciso che non devono più subire offese, oltraggi, intimidazioni e violenze di alcun tipo solo per essere quello che sono. Orgoglio. Basta nascondersi. Nasce così il mese a loro dedicato e la parata che porta la comunità LGBTQIAP in strada con la voglia di coinvolgere tutti nelle proprie istanze, così forti e importanti, ma comunicate in modo gioioso e leggero. 

Quest’anno in Italia i cortei, purtroppo, non si tengono per evitare gli assembramenti che permettono al COVID-19 di diffondersi, ma non è certo venuta meno la voglia di combattere per la dignità che spetta a ogni essere vivente che popola questa Terra. Su siti e social dei coordinamenti locali dell’Onda Pride sono rese note le singole iniziative per sensibilizzare i concittadini e sostenere i diritti; noi qui, in veste di media partner, vogliamo invece fare luce sul fatto che, a livello politico, l’emergenza creatasi nel nostro paese ha causato l’ennesimo rinvio della legge contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale e le identità di genere. E di questo vogliamo parlarne con Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

Da quanto tempo la politica riflette su questa legge?

La discussione è aperta dalla prima metà degli anni Novanta, in particolare all’indomani della legge Mancino nel 1994 che ha introdotto le aggravanti di reato per le violenze legate a determinati tipi di discriminazione, escludendo quelle legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Da quel momento, che sanciva un’oggettiva dimenticanza, se non un’esplicita rinuncia, partì la battaglia per la richiesta di una norma specifica. Di tentativi negli ultimi dieci anni ce ne sono stati diversi, tutti naufragati fino a oggi. L’avvio della discussione sul nuovo testo era previsto per il 31 marzo 2020, ma il coronavirus ha provocato il rinvio a data da destinarsi dell’intero calendario parlamentare non legato alla situazione sanitaria.

Qual è il contenuto innovativo di questa legge?

Non è ancora possibile delinearlo con chiarezza, in quanto il blocco è avvenuto proprio nei giorni in cui doveva essere depositato il testo base del provvedimento che avrebbe dovuto sintetizzare le quattro proposte di legge attualmente presentate sul tema omo-transfobia. Dalle aggravanti di reato per chi commette crimini violenti sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere al sostegno economico delle case di accoglienza per chi è costretto a lasciare la propria famiglia per sfuggire alla discriminazione; dall’istituzione ufficiale della giornata contro l’omo-transfobia a tanti altri elementi molto interessanti presenti negli attuali quattro testi depositati, ma che a oggi non sappiamo ancora quanto e come verranno recepiti nel testo base da cui dovrebbe partire la discussione alla Camera dei Deputati…

di Elisa Orlandotti

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