Otto bambini su dieci fra i tre e i cinque anni sanno usare lo smartphone. Il 30% dei genitori se ne serve per distrarre i figli durante il primo anno di vita, il 70% nel secondo. Ecco il quadro emerso dalla ricerca curata nel 2018 dal Centro per la Salute del Bambino onlus e dall’Associazione Culturale Pediatri. Uno spaccato di come oggi i bambini inizino sempre prima a cimentarsi con i dispositivi digitali, in equilibrio precario tra insidie e opportunità. Per questo l’associazione Parole O_Stili ha redatto il Manifesto della comunicazione non ostile, dieci semplici concetti che aiutano a vivere con il giusto approccio la Rete. A raccontarci il progetto, che ha ricevuto anche il Premio Rete Critica 2018 per la Comunicazione, è la presidente di Parole O_Stili, Rosy Russo.

Partiamo dall’inizio: chi sono i nativi digitali e come usano la Rete?

Sono i bambini che hanno la tecnologia a portata di mano e che si relazionano con essa tramite una naturalezza che manca ai genitori. Per loro il virtuale coincide con il reale, perché ciò che fanno e provano passa anche attraverso questi strumenti, mentre per noi adulti il mondo virtuale è un’altra cosa.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’uso della Rete per i più piccoli?

Il Web dà un’apertura al mondo e alla diversità differente dalla nostra, una fruizione del sapere più immediata e internazionale. Le insidie sono molte, bisogna fare attenzione ad esempio a gestire bene i dati sensibili e a non dare con facilità troppa confidenza. Io sono cresciuta con il monito di non accettare le caramelle dagli sconosciuti, principio che vale benissimo anche per Internet. I bambini con i tablet si arrangiano benissimo, purtroppo però può bastare digitare una parola sbagliata per vedere non un cartone animato, ma video molto sconvolgenti. Sono esperienze che lasciano conseguenze, per questo i piccoli non dovrebbero mai utilizzare questi strumenti da soli.

di Sandra Colbacchin

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