C’è sempre quel momento in cui un’amica propone una giornata alla spa e nel gruppo ci sei tu, la vegana, quella che sa già che potrà essere puro godimento o una giornata infernale. Di spa vegan ce ne sono poche e non in zona (Appennino Tosco-Emiliano, NdR), quindi ci avventuriamo verso quella che sembra una normale, neutrale e innocua serie di piscinette, docce e sale massaggi. Seguendo la mia esperienza non sempre felice, arrivo attrezzata di lozioni e trattamenti personali, bio e cruelty free. Più qualche frase gentile per declinare le offerte di creme e lozioni testate su animali, se non addirittura qualche follia di moda come la bava di lumaca. Non ho voglia di passare per la vegana estremista, perché è questo che concludono molti: “Che sarà mai, mica le uccidono le lumache!” Santa Pazienza Vegan assistimi, non voglio passare la giornata da vegana estremista. Take it easy.

Devo dire che lo scoglio più grande sono proprio i prodotti delle spa. Be’, a parte una volta che, all’arrivo in un’esclusiva spa riservata, in compagnia di mia suocera, dove pensavamo di dedicarci solo a svago e chiacchiere per tre ore, abbiamo trovato ad attenderci un allestimento completo per un romantico percorso di coppia che finiva con un lettone disseminato di petali di rose, spumante e room manager rassicurante sul fatto che nessuno ci avrebbe disturbate! Stiamo ancora finendo di ridere. Lo spumante comunque non era vegan, tanto per rimarcare la strada che resta ancora da fare in alcune strutture. In altre evolute – e viaggiando per lavoro potrei citarne diverse in Italia – ormai quando dico “vegan” non devo poi controllare l’INCI di tutti i prodotti con gli occhi pieni di vapore, in bilico tra relax e miopia.

La mattina trascorre lenta e piacevole all’hammam e nella piscina, con i miei prodotti. A pranzo, nonostante sia tutto un gran parlare di salute, la vegana in incognito perde la grande occasione di nutrirsi di solo pane bianco industriale. In qualunque altro piatto “sano” c’è una presenza animale… anche nelle insalate! Ma via, non facciamo gli estremisti, opto per un bel centrifugato fatto al momento, davanti a me, casomai infilassero la mozzarella anche lì, sai mai.

Dopo questo pranzo luculliano e una passeggiata in giardino per dimenticarsene, una delle amiche ci regala un’ora di trattamento… al cioccolato! Fantastico, ma per i vegani qui si scatena il panico: quale cioccolato?! Non è scritto. Nel cioccolato ci può essere il latte, oppure l’olio di palma, altro ingrediente non cruelty free. Mi aggiro con discrezione per l’area d’attesa dei massaggiatori e intercetto un’operatrice per chiederle che tipo di cioccolato usino. Stranita, come se le avessi chiesto di svilupparmi un algoritmo lì su due piedi, mi risponde: “Un cioccolato liquido per massaggio!” Sì, diciamo che ero abbastanza sicura che non mi voleste strofinare con il Toblerone, non era questo il mio timore. Vorrei sapere piuttosto se si tratta di cioccolato fondente o al latte e cosa c’è dentro come emulsionante. “Sono vegan” le sussurro amabilmente. Mi guarda come se le avessi appena detto che soffro di vertigini. Cosa c’entra con la spa? E con il cioccolato? Perplessa, risponde a volume cinema: “Voi vegani non potete usare il cioccolato?!” con l’effetto immediato di interessare tutti gli astanti. Voglio sprofondare. Doveva essere una giornata rilassante, mi sono impegnata per restare in incognito e invece sto per venire additata come “la solita vegan estremista”.  In particolare “la solita vegan estremista che sta facendo tardare la massaggiatrice di qualcuno in attesa”. Simulo scioltezza e indifferenza alle occhiatacce, nemmeno stessi concordando di mettere il tofu nella loro tisana, perché si sa che noi vegan mettiamo il tofu dappertutto. Le spiego velocemente, lei collega i tre neuroni delle occasioni speciali, ci pensa intensamente, trova la soluzione e sentenzia trionfante: “Non c’è problema, le facciamo il massaggio al miele!”

Abbiamo ancora molta strada da fare, baby, ma qualcosa si muove, cerchiamo di portarci a casa questa positività… al cioccolato fondente, magari!

Di Grazia Cacciola

Foto di AdobeStock

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