I Sandriani non si possono più rimandare. I Visintin (chiamo così questa famiglia immaginaria, perché in fondo mi somiglia) sono alle strette. Due forfait consecutivi (ve ne ho parlato nei precedenti numeri della rivista) hanno reso necessaria una ricucitura diplomatica con gli amici di vecchia data. A questo punto, il rendez-vous tra le due casate è diventato una questione irrevocabile.

Ma il problema ruota sempre attorno a una presunta incompatibilità alimentare. Onnivori i Visintin. Vegani i loro vecchi amici. 

È la cronaca di una guerra ideologica che scorre sotto traccia, come un fiume carsico. Non so dirvi quali pensieri attraversino la mente dei Sandriani. Ma conosco bene la duplice morale che increspa la coscienza dei Visintin. Da un lato, l’apertura razionale, tollerante e progressista a un mondo di idee diverse. Dall’altra, la diffidenza istintiva di chi è, suo malgrado, preda di una cultura poggiata sulle sabbie mobili dei pregiudizi.

Sorridetene con rispetto, quindi.

La signora Valeria si alza di buon mattino con un progetto da comunicare con urgenza al marito.

“Caro, svegliati”.

“Ma sono le 6 della domenica…”

“Non importa. Dobbiamo invitare i Sandriani a casa nostra!”

“Per guardare assieme il sorgere del sole?”

“Smettila. È importante. Li inviteremo a cena stasera. Non voglio che pensino che siamo prevenuti nei loro confronti per il fatto che sono vegani”.

“Perché non siamo prevenuti, noi, vero?”

“Certo che no”.

“Ma lo sai che loro non mangiano… cioè, mangiano, ma non come noi. Voglio dire: che cosa gli facciamo?”

“Mentre tu dormivi stupidamente, ho studiato la questione. Mi sono documentata sul web…”

La signora Visintin spiega al marito di aver appreso, dopo attenta indagine, che i vegani vanno pazzi per i semi.

“I semi?”

“Sì, i semi. Di lino, di zucca, di sesamo, di girasole, di canapa, di chia. È per via degli Omega-3”.

“Una boy band?”

“Ignorante. Sono i grassi essenziali”.

“Ah, come me”.

“No, tu sei un grasso inutile. Gli Omega-3, invece, sono importanti per l’organismo umano. Noi onnivori li assumiamo divorando pesci e crostacei. I vegani mangiando semi”.

“Vorresti fare una cena tutta a base di quei cosetti?”

“Qualcosa del genere. Il problema di questi semi è che vanno necessariamente macinati. Ma a freddo, perché le loro proprietà sono termolabili. Quindi, non possiamo usare il frullatore. Occorrono i tuoi braccioni e le tue manone: devi pestare i semini nel mortaio”.

Per sapere quanto sia complicata, in certi frangenti, la vita di un vegano, munitevi di un comune pestello e di una ciotola di legno, come ha fatto il signor Massimo Visintin, cooptato dalla moglie. Prendete due manciate di semi di lino e deponetele sul fondo della ciotola. Per sommo scrupolo, versate un paio di cucchiaiate d’acqua sui semi, allo scopo di lenire il calore generato dall’attrito del pestello di marmo. Calore che potrebbe compromettere l’integrità degli Omega-3.

Levate il pugno armato e colpite con rapidità ed energia. Non occorrono più di tre colpi affinché i maledetti semini si spargano come proiettili impazziti per tutta la cucina. Sul pavimento, sulle pareti imbiancate il mese prima, negli interstizi più reconditi.

In seguito al suddetto disastro, la signora Valeria telefona alla signora Sandriani. La famiglia Visintin le si fa attorno trattenendo il fiato.

  • Ciao, cara. Purtroppo, Massimo si è preso una bella influenza… dobbiamo rimandare la nostra cenetta. Mi spiace tanto. 

P.S. 

Sappiate che, per scrivere questo pezzo con cognizione di causa, ho sperimentato la preziosa arte del pestello nella nostra cucina, sorvegliato a vista da mia moglie e dai nostri quindici figlioli. Travolti dai maledetti semini di lino, abbiamo dovuto allertare la Protezione Civile.

Di Valerio M. Visintin

Foto di AdobeStock

Questo articolo di FV N43 è stato caricato totalmente in chiaro in solidarietà digitale sperando di portare contenuti leggeri, interessanti e intelligenti a chi, come ciascuno di noi, resta a casa.

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