Non tutti i vini sono vegan, ne abbiamo parlato più volte sulle pagine della nostra rivista; per i consumatori che vogliono scegliere cosa bere è molto complicato districarsi e capire quali cantine effettivamente non facciano uso di derivati animali nei loro processi di produzione, se questi non vengono indicati esplicitamente in etichetta. Al ristorante come in enoteca ci dobbiamo affidare alle competenze – che molto spesso mancano – dei nostri mescitori e nei supermercati è raro trovare bottiglie con una indicazione chiara e visibile. Le previsioni annunciate nel 2019 in un articolo di Gambero Rosso che riportava lo studio Wine Mania, condotto da Espresso Communication per un’azienda di snack e grissini, dal titolo 10 trend del vino che berremo nei prossimi mesi tra le tendenze e i pronostici per il 2020, davano al primo posto tra i dieci punti chiave destinati a rivoluzionare le nostre abitudini di consumo proprio quello dell’aumento dei vini vegani.  

Complice della classifica anche l’annuncio del colosso britannico Marks&Spencer, secondo il quale entro il 2022 sugli scaffali dei suoi supermercati si troveranno esclusivamente vini vegani. Curiosi di capire se le previsioni sono state azzeccate e di avere qualche dato in più, siamo andati a disturbare uno dei principali esperti di questo comparto: Sebastiano Cossia Castiglioni, proprietario di Querciabella, azienda vinicola di Greve in Chianti, in Toscana, che ha scelto di praticare l’agricoltura biologica dal 1988 e biodinamica dal 2000, adottando tecniche vegane sia nel vigneto che in cantina. Sebastiano è da sempre un attivista per i diritti degli animali, membro del board di Sea Shepherd da quindici anni e attivo in diverse organizzazioni come Animal Equality, Animal Outlook, Project Coyote, International Anti-Poaching Foundation e altre. In Italia si batte con decisione per l’abolizione della caccia, vero flagello specialmente in Toscana. Insomma, non poteva non essere lui il nostro uomo! Un imprenditore lungimirante e sensibile alle tematiche che sosteniamo su questa rivista e che, soprattutto, le vive anche in prima persona con le sue scelte quotidiane e non solo in azienda. Dalla chiacchierata capiamo che la diffusione dei vini cruelty free sembra essere, almeno al momento, ancora lontana. Ci avevamo sperato! Ma vediamo come mai… 

La prima cosa che emerge dall’intervista è il suo approccio innovativo e al  contempo molto attento a tutti i particolari. La produzione Querciabella infatti è totalmente vegan: non fa uso di letame nei vigneti ed esclude qualsiasi derivato animale nella produzione. Sebastiano ci spiega che “[…] il nostro modo di produrre vino vegan parte dalla vigna, dove non vengono utilizzati fertilizzanti di origine animale, e arriva alla cantina, passando attraverso le lavorazioni come la chiarifica. Usiamo, inoltre, colle prive di ingredienti animali per le etichette. Produciamo noi stessi un compost a base di piante, che viene usato per tutte le preparazioni e lavorazioni nel vigneto. La biodinamica si può praticare in modo vegano – afferma – e francamente ha più senso, se si considera cosa comporta spargere in una vigna biologica letame di mucche nutrite con orribili mangimi, antibiotici e ormoni”…

di Sonia Giuliodori

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